Run Alpe Adria: “extra-comunitari” non ne vogliamo

 Run-Alpe-Adria-LOGO-END-979x1024E’ una curiosa interpretazione di internazionalità quella degli organizzatori della Run Alpe Adria, manifestazione podistica che unisce le maratone di Trieste, Klagenfurt e Lubiana. Gli organizzatori della neonata competizione internazionale “unica al mondo” – come sottolineano nelle note di presentazione – hanno creato un sito, www.run-alpe-adria.com, con poche informazioni in inglese e l’invito a consultare i siti nelle tre lingue di riferimento (italiano, tedesco, sloveno).

Nella pagina in italiano si legge che “L’iscrizione al Run Alpe Adria riservata agli atleti comunitari ed è gratuita”. Dunque, se sei un corridore appassionato, vivi da vent’anni a Trieste o Udine e ami la tua città d’adozione ma non sei in possesso della cittadinanza di un paese membro dell’Unione Europea non puoi gareggiare. Semplice. Per converso, se vivi puta caso a Rovaniemi, capoluogo della regione lappone della Finlandia, non hai mai messo piede a Trieste, Klagenfurt o Lubiana, e a malapena sai dove queste città sono collocate sulla mappa, hai pieno diritto di iscriverti alla Run Alpe Adria. Fantastico.

Incuriosito dall’assurda disposizione regolamentare, ho consultato la pagina in tedesco e non ho trovato traccia dell’esclusione dei non-comunitari dalla corsa. L’unica indicazione offerta è che la Run Alpe Adria è riservata a coloro che abbiano partecipato alle tre gare nelle stessa annata. Chi ha raggiunto i migliori risultati nelle tre competizioni riceve un premio speciale, la coppa Run Alpe Adria appunto. Un po’ disorientato mi sono allora rivolto alla pagina in sloveno scoprendo che non in questa lingua ma in fluente inglese è stata redatta.  Qui si scopre che “The aim of the joint cup’s organisers is to encourage and challenge better recreational runners from all three countries to take part in this joint adventure”. In pratica, si vuole incoraggiare i corridori dei tre stati confinanti a partecipare alla corsa. Nulla si dice della limitazione esplicitata nella pagina in italiano a coloro di sangue e passaporto strettamente europei/comunitari.

Avvinto dall’insolvibile mistero e desideroso di chiarezza ho inviato un’email agli organizzatori italiani, gli stessi della rinomata Bavisela (info@bavisela.it). Una gentile signora o signorina mi ha risposto a stretto giro di posta (elettronica): “Le confermo che l’iscrizione è limitata agli atleti comunitari”. Ma gli austriaci e gli sloveni che ne pensano? Siccome avevo già perso abbastanza tempo dietro a questa paradossale storiella primaverile, ho deciso di soprassedere da ulteriori investigazioni. Lascio ad altri volenterosi l’impellenza di piantonare gli ideatori della coppa per capire cosa gli frulla in testa.

Per la cronaca, i vincitori di Run Alpe Adria, non vengono premiati con una stretta di mano e un bicchiere di prosecco, ma con 1.000 euro per il primo classificato della categoria Golden Cup (due maratone + una mezza maratona), 800 per il primo nella categoria Silver Cup (una maratona + due mezze maratone) e 600 per il primo nella Bronze Cup (tre mezze maratone). In tempi di crisi, non son bruscolini.

Sempre per la cronaca, le ultime edizioni della tre maratone partecipanti sono state vinte da corridori non-comunitari. Nel 2012 a Klagenfurt il primo classificato, tra i maschi, è stato Wilson Kipsang (Kenya). A Lubiana ha vinto Berhanu Shiferaw (Etiopia). A Trieste ha vinto Victor Kiprono Kymeli (Kenya). Che voglia dire qualcosa? Che ci sia forse la volontà di escludere gli atleti africani da un premio speciale, la coppa Alpe Adria? Chissà. Se così fosse le tre maratone dovrebbero almeno decidere di mettersi d’accordo sulle regole d’iscrizione. Nel frattempo, spero che molti decidano di boicottare la Run Alpe Adria. Di una coppa riservata ad atleti “comunitari” non se ne sentiva proprio la mancanza.

Aggiornamento 30 Marzo 2013: Visto che sono testardo e mi piace andare a fondo alle cose ho riscritto agli organizzatori di Run Alpe Adria per manifestare il mio stupore per l’iniqua norma discriminatoria e chiedere lumi sulla discrepanza tra il regolamento di partecipazione italiano e quelli austriaco e sloveno. Ho ricevuto una sbrigativa e incompleta risposta: “questo circuito vuole valorizzare e premiare i runners europei. tutto qua.
buona pasqua”. Ora, se si iscrive un corridore svizzero o norvegese, cosa faranno quelli di Run Alpe Adria? Per regolamento atleti svizzeri o norvegesi non sono ammessi, perché i loro paesi non sono membri dell’Unione Europea e quindi sono, tecnicamente parlando, “non-comunitari”. Però forse, credo, sono anch’essi europei, quindi che si fa? Un bel rebus, non c’è che dire.

Questa piccola triste storia ci insegna un paio di cose. Primo, il livello di improvvisazione e incompetenza di chi ha scritto queste norme è imbarazzante. Se si volevano premiare gli atleti di Italia, Austria e Slovenia, come suggerisce ma non chiarisce la pagina degli sloveni, non bastava istituire un premio speciale ai partecipanti residenti in questi tre stati? E’ prassi in molti premi letterari e cinematografici, perché non applicarla qui? Puntando sulla cittadinanza e non sulla residenza, ed estendendola ai “comunitari” (scambiati goffamente per “europei”), si finisce solo per fare molta confusione e una gran brutta figura sul piano internazionale.

Secondo, al di là del sottile razzismo insito nell’iniziativa, il problema di fondo è che si usano soldi pubblici (45.000 euro quelli destinati dalla regione FVG alla Maratona d’Europa) per qualcosa di malpensato e malcomunicato. Gli amministratori regionali che hanno sostenuto e finanziato (con soldi nostri) una tale operazione – “unica al mondo”, vien proprio da dire – dovrebbero prendersi la responsabilità di controllare, verificare e correggere. Ma visto lo spessore morale e culturale dell’attuale classe politica, degno specchio dell’Italia di oggi, dubito che qualcosa di simile accadrà.

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8 thoughts on “Run Alpe Adria: “extra-comunitari” non ne vogliamo

  1. Se l’episodio del regolamento vergognoso e razzista di questa maratonina non ha provocato proprio nessuna (?) reazione pure nel Parlamento CE, è grave, gravissimo. Forse i nostri europarlamentari non abbiano di tempo per segnalare la pesantezza dell’episodio che accade nel Tre-Heimat, forse non abbiano saputo, chissà? Però – a conoscenza del regolamento sono certamente tutti gli iscritti alla maratonina. Che dovrebbe essere rinominata la Maratonina di Vergogna.

  2. Caro Boz, questa assurda norma del regolamento mi è stata segnalata da un’amica, Silvia Canciani dell’Asgi. Io poi mi sono mosso per verificare e soprattutto capire se fosse veramente possibile quello che gli organizzatori affermano. Pensavo fosse un errore. Invece sono convinti di quello fanno, e me lo hanno confermato in due email. Io spero che qualche politico se ne occupi, magari anche al Parlamento Europeo, io mi sono limitato a sollevare il caso. Non mi pare che altri se ne siano occupati prima di me, quindi le reazioni seguiranno (si spera).

  3. Andrebbe precisata un’altra cosa però: i vari Wilson Kipsang (Kenya), Berhanu Shiferaw (Etiopia) e Victor Kiprono Kymeli (Kenya), giusto per citarne alcuni, per partecipare alle maratone generalmente ricevono delle quote di ingaggio che superano di gran lunga l’importo del premio Run Alpe Adria, mentre gli altri partecipanti devono pagare di tasca propria anche il costo dell’iscrizione.
    Mentre i primi sono professionisti pagati per prendere parte alle gare (e incassano il compenso anche se non le vincono), tutti gli altri sono in grandissima parte dilettanti.
    Un suggerimento per migliorare il regolamento e tutelare i dilettanti potrebbe essere questo: partecipano all’assegnazione del premio Run Alpe Adria solo gli atleti che hanno pagato regolarmente le quote di iscrizione e non hanno ricevuto ingaggi per la partecipazione, ma solo eventuali premi ottenuti grazie ai buoni piazzamenti di classifica, comunitari o extra-comunitari che siano. Che ne dite?

  4. Caro Benni, il problema non è quello. Queste maratone hanno dei ricchi montepremi, per esempio il primo arrivato alla maratona di Lubiana prende cica 20.000 euro. E’ evidente, ma non serviva spiegarlo, che si tratta di corridori professionisti e che alla gara non ci sono limiti di partecipazione fissati per nazionalità. Sarebbe puro autolesionismo, perché se escludessero i migliori (gli africani) il livello della maratona decaderebbe e così la sua attrattiva internazionale. Il problema, e cerco di spiegarlo ancora perché molti mi hanno scritto increduli, è che gli organizzatori italiani hanno scritto e confermato che a Run Alpe Adria vogliono solo comunitari, che secondo loro significa europei. Run Alpe Adria è una coppa che combina le tre maratone, non è una corsa in sé. Per chi capisce il tedesco invito a leggere il regolamento degli austriaci dove è spiegato meglio cosa si intende per Run Alpe Adria. Mi ripeto, se gli organizzatori volevano premiare i partecipanti, dilettanti o meno, provenienti da Austria, Italia e Slovenia (e quindi non necessariamente cittadini di quei paesi), non dovevano fare altro che istituire un premio speciale e spiegare: questo è riservato a ecc. E’ una prassi consolidata in molti premi culturali, ma immagino anche sportivi. Esplicitando invece che vogliono solo comunitari (“per premiare i runners europei”) oltre a fare gran confusione attuano una grave discriminazione, che è stata già segnalata da alcuni lettori all’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (UNAR).

  5. Il mio è pezzo è stato pubblicato anche sul blog di Daniele Barbieri [http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/04/02/run-alpe-adria-extra-comunitari-non-ne-vogliamo/#comment-6323], nel quale è apparso il commento che riporto di seguito, con la mia risposta:

    Ciao Max, ho letto solo oggi il tuo dettagliato intervento e desidero ringraziarti per averci consentito di individuare un errore di traduzione (da inglese, sloveno, tedesco a italiano…) del regolamento pubblicato sulla pagina run alpe adria del sito web http://www.bavisela.it, Come potrai notare, ci riferiamo ad atleti europei e non comunitari e, soprattutto, è ovviamente confermata (anzi, ricercata…) la libera partecipazione di chiunque alle singole gare dei rispettivi eventi di Trieste, Klagenfurt e Ljubljana. Il circuito Run Alpe Adria in se stesso, invece, premierà assoluti e master provenienti dal continente Europa, diventando una sorta di campionato europeo a tappe localizzato in una zona unica come la nostra, dove in 200 chilometri hai la possibilità di correre in tre differenti paesi e sempre vicino all’acqua (mare, lago e fiume). Un abbraccio e speriamo di averti in corsa sulle strade di run alpe adria.
    Fabio Carini
    Presidente Maratona d’Europa-Nuova Bavisela

    ——-
    La mia replica:
    Prendo atto della risposta del presidente della Maratona d’Europa. Il regolamento (in italiano) è stato modificato e ora legge così: “L’iscrizione al Run Alpe Adria riservata agli atleti europei ed è gratuita. La partecipazione va confermata con l’iscrizione ad ogni singola prova”. Quindi “europei” e non più “comunitari”. Purtroppo, questa modifica non cambia di una virgola l’oggetto del mio pezzo: come la mettiamo con le persone (milioni) che risiedono legalmente in Europa ma non sono “cittadini europei”? Su quali basi si definirà chi è europeo e chi non lo è? I bosniaci sono europei? E chi risiede da anni in Italia senza esserne cittadino? E chi è nato è cresciuto in Italia da genitori non-comuitari, può considerarsi europeo? Aspettiamo ulteriori chiarimenti. Max Mauro

  6. Scusa Max, ma ho l’impressione che secondo i tuoi criteri qualsiasi campionato europeo possa essere accusato di xenofobia, così come qualsiasi campionato italiano, al quale nessuno straniero può prendere parte, e perfino qualsiasi campionato africano, al quale naturalmente non possono prendere parte gli atleti europei.
    Premetto che non puoi trovare sponda migliore del sottoscritto per auspicare un mondo senza barriere, senza confini e perfino senza stati, ma per il momento ci sono ancora e ritengo non si possa accusare di nulla chi desidera continuare a tenerne conto.

  7. Pingback: Run Alpe Adria: “extra-comunitari” non ne vogliamo | CIRDI

  8. Oddio Benni, non facciamo confusione. Che ci siano campionati italiani o tedeschi o russi ecc è un’ovvietà, ma questo è un caso diverso: una manifestazione che si vuole “internazionale”, “transconfinaria” e chissàcos’altro e che scientemente esclude persone di una diversa origine (non-europea o non-comunitaria non fa differenza). Rileggiti bene la mia risposta al presidente della Maratona d’Europa e capirai (spero) cosa intendo. Come si collocano in questa ambigua categorizzazione di “europeità” i figli di immigrati nati e cresciuti in Italia? Sono dentro o fuori? E poi, per chiudere, a me irrita che si usino soldi pubblici (quindi miei, tuoi ma anche dei genitori delle migliaia di giovani di origine immigrata a cui non è concessa la cittadinanza italiana) per organizzare iniziative come questa. Punto. E’ un’opinione, ma basata su fatti.

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