Il prof K. in bici sulla rete

220px-SiegfriedkracauerSegnalo due piacevoli note dedicate a La bici sopra Berlino apparse in Internet… una in inglese e una in italiano. E’ bello che a distanza di qualche anno dalla sua pubblicazione questo libro un po’ malinteso porti inaspettati nuovi frutti.

Qui a sinistra uno dei protagonisti del libro, il prof K. alias Siegfried Kracauer.

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Settembre porta sempre qualcosa

Settembre è un mese che porta sempre qualcosa. Non passa mai indistinto. Quest’anno mi ha visto a Manchester a distanza di diciannove anni dalla prima e unica volta che ci ero stato, sempre a settembre (o era fine agosto?). Allora ero ospite di K., una batterista punk di San Francisco che stava facendo un master in matematica. La città era grigia e intorpidita, come avevo immaginato dai dischi dei Joy Division e degli Smiths. Era autunno o gli somigliava molto e si camminò a lungo, senza una chiara meta. Si parlò di gruppi e di dischi, come sempre. Io avevo gusti spesso declinanti al pop, ma non era una novità (non ho mai nascosto il mio amore per i Talk Talk). Vedemmo un film di Pasolini in un cinema d’essai. Affittammo un’auto per raggiungere Leeds, dove un gruppo di suoi amici californiani teneva un concerto del loro primo tour europeo. Su YouTube c’è il video e qualcuno mi ha fatto notare che mi si vede, al minuto 1.03. Sono in seconda fila, basso, con gli occhiali, e sto saltando. Dopo il concerto andammo nel ‘camerino’, una stanza sozza dove negli anni erano state bevute molte, troppe, birre, e sicuramente dei superalcolici. I componenti del gruppo erano allegri, ma niente droghe, poco alcol. Bravi ragazzi. C’era uno spilungone incurvato vestito di nero che mi diede un biglietto da visita. Forse mi aveva scambiato per un parente dei musicisti. C’era scritto New Musical Express, ma forse era solo un free lance ambizioso e un po’ brillo. K. non era una semplice amica dei giovanotti,  era la persona che fino a poco tempo prima gli aveva organizzato i concerti su è giù per la California. Ora avevano un manager e tutto era diverso, o stava cominciando ad esserlo. Purtroppo. Poi rientrammo a Manchester, io molto probabilmente mi addormentai in macchina, come ho sempre fatto, ma per fortuna non guidavo.

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Simpri Salvadi

Simpri Salvadi

Appena ho saputo della morte di Federico Tavan il tempo ha rallentato il suo passo, fino a fermarsi del tutto, per qualche istante.  Ricordi. Ho molti ricordi legati a Federico. Chi non li ha, solo per aver letto un suo verso o averlo incontrato una o più volte? La sua presenza non era ignorabile, ma ancor di più le sue parole, che mi sono rimaste addosso dal primo momento che le ho lette od ascoltate. Le sue poesie non conoscono polvere. Al contrario, più passa il tempo e più  sembrano luccicare. Lucide e tremendamente vitali. Come era lui stesso.  Marc Tibaldi e Usmis lo avevano portato fuori da Andreis ed è grazie a Marc che ho conosciuto Tavan, circa 23 anni fa. Non trovo la foto che qualcuno gli aveva fatto con la maglietta degli Inzirli. Ne era orgoglioso. Simpri salvadi, Federico.

La foto qui sopra è di Danilo De Marco.

Il presente (e il futuro) dell’informazione in Italia

Da mesi ormai ricevo nella casella di posta elettronica notizie di tagli, licenziamenti, prepensionamenti, drastiche riorganizzazione di molte testate giornalistiche italiane. La crisi della carta stampata, e di buon parte dell’informazione tradizionale, è seria. L’Assostampa diffonde allarmanti comunicati dei comitati di redazione che probabilmente poca attenzione ricevono dai lettori di quegli stessi giornali. Eppure queste sono notizie gravi, in un’Italia già angustiata da poteri economici e politici cafoni e improvvisazione dilagante. Merita particolare attenzione il comunicato del comitato di redazione della Gazzetta dello Sport sulla vendita della storica sede del Corriere della Sera, giornale dello stesso gruppo editoriale. Verrebbe da commentare, “ci voleva una testata sportiva per dire le cose chiaramente!”.

L’assemblea dei giornalisti della Gazzetta dello Sport ha deciso due giorni di sciopero, per impedire uscita oggi e domani, contro quella che viene definita la “svendita” della sede del gruppo. È quanto si apprende dai giornalisti del quotidiano. Questo il documento, durissimo nella forma e nella sostanza, con il quale il CdR del quotidiano “spiega” lo sciopero:

Oggi e Domani la Gazzetta dello Sport non sarà in edicola e il suo sito dalla mezzanotte di mercoledì è aggiornato. La redazione ha deciso di scioperare di fronte all’ennesimo episodio di mala gestione da parte della proprietà e del management dell’azienda.

Ci voleva il ritorno della Fiat come azionista di maggioranza del gruppo Rcs per assistere allo scempio della “svendita” del palazzo storico di via Solferino e di quello di via San Marco a Milano, deliberata mercoledì dal consiglio di amministrazione e comunicata in tardissima ora sperando non facesse troppo rumore. Un’operazione da 120 milioni di euro, a fronte di una ristrutturazione recente costata 80 milioni e un affitto da versare agli acquirenti che rende alla fine la plusvalenza quasi nulla.

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