Appropriazione indebita

Diverse persone di Udine e dintorni mi hanno contattato per sapere se sono coinvolto in un convegno che porta il titolo “La mia casa è dove sono felice”, organizzato dal PD di Udine sui temi dell’immigrazione. Cado dalle nuvole. Nessuno mi ha chiesto nulla: non mi è stata chiesta la disponibilità ad usare il titolo del mio libro né tantomeno sono stato invitato a partecipare. Mi pare un’operazione a dir poco inelegante, ma non del tutto sorprendente vista la sfacciataggine al limite dell’impudenza a cui ci ha abituati in questi mesi il primo ministro nonché segretario nazionale del partito. Di certo, questo non è un buon modo per (ri)avviare un dibattito a livello locale sull’immigrazione. Come si dice, quando si parte con il piede sbagliato…

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La terza via e lo smarrimento

Chiunque si trovi ad allevare bimbi apprezzerà l’esistenza di un servizio che porta il nome di “Pronto soccorso pediatrico”. In pratica, nell’impellenza di avere una risposta ad un problema di salute imprevisto e apparentemente inspiegabile (come sono il 70 per cento dei sintomi infantili per genitori inesperti) o di un intervento immediato, il pronto soccorso per i bambini assicura un intervento mirato alle esigenze dei più piccoli. Tutto molto sensato e apprezzabile. Purtroppo, però, non si tratta di un servizio universale. Già nel periodo irlandese ci eravamo arresi alla misteriosa assenza nel servizio sanitario nazionale di ginecologi e pediatri (quasi tutto quello che è gestazione e maternità passa per il medico generico). Giunti in terra britannica la situazione si è rivelata per certi versi ancora più sorprendente.

Il sito internet dell’ospedale di Southampton ospita una colorata paginetta dedicata al servizio medico d’emergenza per l’infanzia. Trovandoci ad affrontare una prolungata febbre infantile che ovviamente toccava il suo apice nel fine settimana, abbiamo deciso di fare un salto. L’impatto iniziale è stato rassicurante, ma con un velo di incertezza, come se l’apparenza celasse qualcosa di diversa, meno rassicurante, natura. Una sala comoda con dei giochi multicolori (a dire il vero piuttosto unti), una saletta separata per il cambio dei neonati, bagni per maschi e femmine. Accessibilità garantita, perché il pronto soccorso per bambini si trova al piano terra, accanto a quello generico. Qui il primo segno di incerta interpretazione. A dividere i due “pronto soccorso” c’è una piccola area dove è localizzata la reception e l’infermeria per il triage (il primo esame che distingue il livello di urgenza). Superata l’iniziale incertezza, il quadro si delinea con chiarezza: i bambini e i loro genitori hanno una reception distinta, ma il personale è lo stesso. Tutto il resto è in comune con gli adulti.

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