La terza via e lo smarrimento

Chiunque si trovi ad allevare bimbi apprezzerà l’esistenza di un servizio che porta il nome di “Pronto soccorso pediatrico”. In pratica, nell’impellenza di avere una risposta ad un problema di salute imprevisto e apparentemente inspiegabile (come sono il 70 per cento dei sintomi infantili per genitori inesperti) o di un intervento immediato, il pronto soccorso per i bambini assicura un intervento mirato alle esigenze dei più piccoli. Tutto molto sensato e apprezzabile. Purtroppo, però, non si tratta di un servizio universale. Già nel periodo irlandese ci eravamo arresi alla misteriosa assenza nel servizio sanitario nazionale di ginecologi e pediatri (quasi tutto quello che è gestazione e maternità passa per il medico generico). Giunti in terra britannica la situazione si è rivelata per certi versi ancora più sorprendente.

Il sito internet dell’ospedale di Southampton ospita una colorata paginetta dedicata al servizio medico d’emergenza per l’infanzia. Trovandoci ad affrontare una prolungata febbre infantile che ovviamente toccava il suo apice nel fine settimana, abbiamo deciso di fare un salto. L’impatto iniziale è stato rassicurante, ma con un velo di incertezza, come se l’apparenza celasse qualcosa di diversa, meno rassicurante, natura. Una sala comoda con dei giochi multicolori (a dire il vero piuttosto unti), una saletta separata per il cambio dei neonati, bagni per maschi e femmine. Accessibilità garantita, perché il pronto soccorso per bambini si trova al piano terra, accanto a quello generico. Qui il primo segno di incerta interpretazione. A dividere i due “pronto soccorso” c’è una piccola area dove è localizzata la reception e l’infermeria per il triage (il primo esame che distingue il livello di urgenza). Superata l’iniziale incertezza, il quadro si delinea con chiarezza: i bambini e i loro genitori hanno una reception distinta, ma il personale è lo stesso. Tutto il resto è in comune con gli adulti.

Ah. La stessa nervosa infermiera che ha appena valutato la gravità della crisi di panico di un alcolista cinquantenne infilandogli con la siringa una qualche tossica sostanza dall’effetto annichilente passa ad esaminare una bambina di nemmeno tre anni che non ha mai messo piede in un ospedale dal giorno della sua nascita e, ovviamente, dopo vari giorni di molta febbre e poco o nulla cibo non è entusiasta all’idea di farsi malmenare da una sconosciuta che vorrebbe in pochi attimi: misurare la febbre, pesare l’infante, appioppargli una medicina. Mentre la madre cerca di calmare la bimba, mi siedo e parlo con la donna. E’ stressata. Forse, come molta parte del personale del servizio sanitario inglese, ha un contratto precario. Forse da quel contratto dipende anche il suo permesso di soggiorno (l’11 per cento del personale è reclutato all’estero, il 26% tra i medici). Forse. Per capire il funzionamento del servizio le chiedo se dopo questo primo rapido controllo la bambina verrà esaminata da un pediatra. Mi risponde tranquilla che no: “di là” ci sono i medici del pronto soccorso, ma nessun pediatra. Benvenuti in Gran Bretagna!

Questa piccola storia si presta a più di un’interpretazione, ma mi limiterò ad offrirne una. Mi viene in mente Matteo Renzi. Lo stato del servizio sanitario pubblico britannico è quello che è, ma un ruolo non marginale nella sua recente evoluzione lo ha giocato Tony Blair e la sua fantomatica “terza via”. Basta con la vecchia sinistra e la vecchia destra! Modernizzare! Non tutto quello che fece Margaret Thatcher era sbagliato! Noi siamo il nuovo! Un bel corollario di slogan fumosi di facile presa che da tempo hanno fatto colpo su quel fulmine del Matteo fiorentino.

Il pronto soccorso pediatrico che a parole c’è ma nei fatti non c’è appare uno di quei giochetti nei quali era maestro Tony Blair. L’importante è dire le cose, dirle tutte, anche quelle più improbabili e incompatibili. Scriverle nei programmi, urlarle ad alta voce. Promettere tutto. Quello che poi si farà, si vedrà, chissà. Ciò che conta è tagliare i costi (ovviamente dei servizi pubblici) e rassicurare le imprese e gli speculatori finanziari che nessuno oserà disturbare i loro affari. Gli affari, anche quelli più loschi (senza dimenticare le guerre) fanno bene alla società!

Ora, non voglio passare per il lamentoso pessimista. Chi mi legge su questo blog, e magari anche in qualche libro, sa che ho l’abitudine e l’inclinazione alla sincerità. Mi guardo attorno e dico quello che penso, brutto o bello che sia. Negli ultimi nove anni ho vissuto in cinque paesi diversi e ogni volta mi sono comportato così, che fosse Italia, Germania, Venezuela, Irlanda o Inghilterra. Non faccio distinzioni. Il mondo è oggi un gran paese (che sta andando a rotoli, ma quello non sono io a dirlo).

Per concludere sul Matteo fiorentino. La sua inveterata passione per Tony Blair e la forma tossica di riformismo del New Labour mi fa pensare a quel tipo che dice di essere un amante del punk rock e cita come sua fonte ispiratrice Billy Idol. I più giovani mi scuseranno, e anche i vecchi per l’utilizzo del termine punk rock in tale scabroso contesto, ma credo renda l’idea. Quale forma umana razionale potrebbe pensare di imitare Billy Idol? Quale forma umana razionale potrebbe pensare di imitare Tony Blair?

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