Di quale paese parla Arrigo Sacchi?

Non ne avesse già abbastanza, il tribolato mondo del calcio italiano deve ora fare i conti anche con le dichiarazioni psichedeliche dell’ex allenatore della nazionale italiana e del Milan, Arrigo Sacchi. Dopo aver assistito al torneo di Viareggio, che raccoglie le migliori squadre primavera, ha dichiarato alla stampa: “L’Italia è senza dignità, non ha orgoglio: non è possibile vedere squadre con 15 giocatori stranieri. A guardare il Torneo di Viareggio mi viene da dire che nel nostro vivaio ci sono troppi giocatori di colore, anche nelle squadre Primavera. Non sono certo razzista, la mia storia parla per me, ma il nostro calcio deve dimostrare più orgoglio”.

La confusione è suprema, il messaggio è pericoloso e, ci scusi o non ci scusi Sacchi, evidentemente razzista. Primo, il fatto che anche nelle squadre primavera ci siano molti ragazzi stranieri non è una novità. Le squadre della serie A acquistano talenti all’estero all’età di 15-16 anni anni, spesso anche prima, e li piazzano nelle squadre giovanili. Per esempio l’Udinese primavera su 25 giocatori in rosa ne conta 13, provenienti da paesi quali Croazia, Slovenia, Bulgaria, Polonia, Austria. Detto questo, cosa c’entrano i ‘giocatori di colore’? L’associazione stranieri=neri è di una bassezza culturale incredibile nel 2015, in un paese europeo d’immigrazione, soprattutto da parte di una figura pubblica di questo livello. Ed è un’associazione palesemente razzista. Se Sacchi, dovendo occuparsi di calcio giocato per gran parte della sua vita professionale, non ha avuto tempo di guardarsi attorno, forse qualcuno potrebbe rammentargli che gli stranieri non sono tutti neri. In ogni caso, se così fosse, che ci sarebbe di male?

C’è un altro problema sollevato dalle dichiarazioni di Sacchi. Quanti dei giocatori “stranieri” delle squadre primavera sono ragazzi di origine immigrata nati o cresciuti in Italia? Seguendo la visione alterata di Sacchi un ragazzo nero italiano è equiparato a uno straniero. Quindi Angelo Ogbonna o Stefano Okaka, entrambi italiani di origine immigrata nati in Italia e giocatori della stessa nazionale un tempo allenata dal sior Arrigo, sarebbero più stranieri di un ragazzo di 18 anni arrivato un anno fa dalla Bulgaria. In Bulgaria vivono, tendenzialmente, persone di pelle più chiara e quindi, secondo Arrigo, meno straniere E’ un ragionamento che non meriterebbe di essere commentato se venisse da un anonimo pensionato alla fermata dell’autobus, ma se a farlo è un personaggio di questa “caratura” non può venire ignorato.

Il calcio può essere un veicolo di inclusione sociale e di positiva socializzazione. Ad alti livelli, il calcio offre anche opportunità speciali di rappresentazione e ridefinizione del tessuto sociale e delle sua diversità. Il fatto che ci sia un ragazzo di origine immigrata nella nazionale, specialmente se “di colore”, produce un immediato effetto di riconoscimento, di appartenenza, nei giovani di origine immigrata. E’ qualcosa di intuitivo, e par grave che Sacchi, avendo anche coordinato le nazionali giovanili, non riesca a coglierlo. Ma quest’uomo va comunque ringraziato per aver maldestramente sollevato un velo che cela, ma neanche tanto, la mentalità dominante nel calcio e nella società. Quanti sono i ragazzi di origine immigrata che giocano nelle squadre primavera della serie A? Non più di una ventina. 20 su 500 che compongono le rose delle venti squadre primavera, nemmeno il 5 per cento. Quanti di questi sono “seconde generazioni”, cioè nati in Italia da genitori immigrati? Sette, poco più dell’un per cento.*

Forse Sacchi invece di prendersela coi giovani giocatori stranieri, e in particolare con quelli di colore, dovrebbe chiedersi come fare per rendere il calcio italiano un sistema più inclusivo. Se poi vuole attaccare qualcuno se la prenda con i colpevoli e i primi beneficiari di quel mercato della carni che è il calcio moderno, e in particolare quello italiano, cioè i dirigenti della società professionistiche. Li conosce di persona, perché non si rivolge a loro? Si chieda, Sacchi, che effetto possono produrre le sue dichiarazioni nell’uomo della strada, nel tifoso cocainomane, nel pensionato depresso o nella mamma tatuata che nuota permanentemente su Facebook. Cosa penseranno dei neri nel calcio e dei neri nella società?

*Dati preliminari della mia ricerca sui giovani di origine immigrata nel calcio italiano

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9 thoughts on “Di quale paese parla Arrigo Sacchi?

  1. So che dei migranti nelle squadre di calcio si stanno occupando anche alcuni consiglieri regionali (ti segnalo in particolare Silvana Cremaschi).
    Io condivido totalmente ciò che hai scritto e insisto sul fatto che l’aver identificato una tipologia di bambini che nascono in Italia (figli di immigrati privi di permesso di soggiorno) come persone indegne di avere un’esistenza legalmente riconosciuta, cui di conseguenza viene negato il certificato di nascita, è un’infamia che viene usata per creare paura ai migranti e per offrire un ghiotto boccone alla fame razzista di molti.
    A questi bambini, rifiutati per legge, sarà per sempre negata l’appartenenza a una squadretta e molto altro
    Ti consiglio di leggere la proposta di legge 1562 (presentata di recente in senato che si accompagna alla precedente n. 740 presentata alla camera). Ne ho pubblicato il testo con al bella relazione nel mio blog lo scorso mese di ottobre
    http://diariealtro.it/?p=3401
    Le proposte quindi risolutive ci sono, non comportano oneri di spesa, ma non vengono discusse.
    Costituiscono probabilmente un ostacolo al consenso dei vari razzisti presenti sul territorio e forse non è un caso che nessun senatore/trice della nostra regione abbia firmato la proposta 1562

  2. Ho appena visto il video originale e ascoltato con le mie orecchie le dichiarazione di Sacchi. E’ peggio di quanto riportato dalla stampa. Da scrittore, da persona che si impegna ad usare le parole e che crede che le parole abbiano un senso, mi lascia attonito la combinazione di termini scelta da Sacchi di fronte a vari microfoni. “Sono stato a Viareggio…io non sono razzista, ho avuto Rijkaard…ma vedere così tanti giocatori di colore, così tanti stranieri è un offesa per il calcio italiano”. Incredibile!

  3. Non sono per nulla d’accordo con questa riflessione. Quello che scrive Sacchi, da un punto di vista di uno che conosce il calcio un “pochino” e che un po’ di carriera l’ha fatta, è condiviso da tante persone e trova riscontro nei fatti. Fatti oggettivi e concreti.
    Una volta, manco tanti anni fa, gli stranieri nelle squadre italiane erano pochi (prima solo 1, poi solo 2, poi 3) ed erano di altissima qualità. Non importava la nazionalità od il colore della pelle: il giocatore straniero innalzava il livello qualitativo della squadra in cui giocava. Lo stesso Milan di Sacchi (che non è affatto razzista, come bolla affrettatamente il blogger) aveva tre stelle straniere delle quali due di colore, Gullit e Rijkaard, grazie alle quali ha vinto tutto in Italia ed in Europa. Negli stessi anni la nazionale italiana non era affatto male, aveva giocatori di talento e di fantasia. Non sempre riusciva ad arrivare in fondo le competizioni, ma era indubbiamente una delle squadre più forti del panorama internazionale.
    Oggi le nostre squadre abbondano di stranieri ed il più delle volte non fanno assolutamente la differenza. Convengono da un punto di vista economico e lo vediamo bene proprio a Udine dove i Pozzo hanno basato la loro fortuna sull’acquisto in giro per il mondo di talenti a basso costo (normalmente sudamericani) sperando che, tra i tanti, almeno qualcuno esploda e possa essere rivenduto a peso d’oro. Anche la nazionale di calcio di oggi, che può attingere tra sempre meno italiani che giocano in Serie A, ha un livello tecnico sempre più basso, sforna pochi giocatori di talento e fatica sempre di più nelle competizioni internazionali.
    A Sacchi, giustamente visto il suo ruolo, non frega una cippa di “come fare per rendere il calcio italiano un sistema più inclusivo”, è un allenatore ed un commentatore, non è un sociologo o un politico. A Sacchi, ma penso che interessi anche a tutti gli spettatori del calcio italiano, interessa che sui campi del nostro Paese si veda del buon calcio, che si veda giocare bene le nostre squadre e la nostra nazionale!

  4. Caro Lorenzo, non so se ridere o piangere. Nessuno ha giudicato Sacchi in quanto allenatore o conoscitore del gioco, se questo hai letto nel post forse devi rileggerlo un’altra volta. Trovo offensivo il tono del tuo commento, non tanto per me, ma per tutte le persone di colore, calciatori e o meno, che si ritrovano trattati a capri espiatori di ogni problema come fa Sacchi in questo caso e altri fanno troppo spesso (anche al di fuori del tristemente sozzo cortile calcistico). La “lezione” di storia calcistica sul Milan e la nazionale riservala per i tuoi amici al bar, è francamente risibile. Il fatto che la serie A non segua in vivai e preferisca comprare all’estero è una triste ovvietà. Ma di quella dovrebbe occuparsi Sacchi, non di lanciare strali razzisti che fanno un danno alla società italiana, oltre al calcio come sport. Che a Sacchi di questo “non frega una cippa” si può discutere. Ma certo per uno che per vari anni ha avuto un ruolo centrale nel calcio giovanile nazionale, sarebbe perlomeno avvilente. Che poi, se vogliamo, il tema dell’inclusione è cruciale anche in termini di competitività. Comunque, in fatto di calcio italiano non mi sorprende più nulla. E’ il festival dell’ignoranza unita all’arroganza. Inclusi gli occasionali commentatori ai blog.

    • Ho riletto il tuo post ed intanto ho visto che il virgolettato attribuito a Sacchi non corrisponde a quello che l’ex tecnico del Milan ha detto. Sentendo quello che ha detto Sacchi (e non quello che hai riportato tu o anche altri) si capisce meglio il concetto che ha espresso Sacchi e che ho pure anche io ripreso argomentandolo con dati oggettivi (bollati da te saccentemente come qualcosa da riservare ai miei amici al bar) e cioè che se il calcio italiano è attualmente di basso livello (e forse non lo è?) uno dei motivi è che si punta poco sullo sviluppo di giocatori italiani (neri, rossi, gialli, bianchi…) preferendo acquistare all’estero.
      Non c’è nulla di razzista in questo. Si può essere d’accordo o no con questa motivazione, ma fermare tutto al razzismo è il classico esempio di chi guarda il dito e non la luna.
      A proposito, un altro che se ne intende poco poco di calcio si è detto d’accordo con quanto sostenuto da Sacchi (manco fosse il primo a sostenerlo, tra l’altro) ed è Fabio Capello.
      Quanto razzisti questi allenatori, eh?

  5. Come ho scritto in un commento precedente (vedi sopra) le frasi effettivamente pronunciate da Sacchi sono ancora più gravi di quelle citate dalla stampa. Qui la fonte:

    http://video.corriere.it/sacchi-troppi-giocatori-colore-squadre-giovanili/85011b36-b695-11e4-a17f-176fb2d476c2

    Detto questo, caro Lorenzo Pegoraro non ho intenzione di perdere altro tempo con te. Da insegnante oltre che scrittore, mi vien da dire che sei una palla persa: o non ci arrivi o non vuoi capire. In entrambi i casi, ho fatto il possibile per spiegarti la natura del problema, ma non c’è niente da fare. Amen.

  6. Pingback: Un velo pietoso | EURO FURLAN

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