L’uomo senza automobile

“Non ha l’automobile!”. Tra le tante descrizioni lette e sentite sul nuovo leader dei laburisti Jeremy Corbin quella offerta, in senso positivo, dal mio capo alcuni giorni fa mi ha fatto sorridere e, ovviamente, rallegrato. Sorridere, perché se uno non è immerso nella realtà inglese (e sottolineo inglese e non britannica) del sud delI’Inghilterra (e sottolineo del sud) non può comprendere il ruolo di definitore di status sociale attribuito all’automobile. Non conto le volte che a me o a Bibi è stato chiesto: “Don’t you drive?”, che suona come un’accusa di disabilità, “non guidi?”, ma sottintende il fatto del tutto presunto che non puoi permetterti un’automobile. L’automobile appare un obiettivo di decenza alla popolazione immigrata, per esempio a quella molto numerosa a Southampton dei polacchi, e una ovvia necessità ai molti bianchi inglesi che vivono nei sobborghi o, ahiloro, nella “countryside”, che sarebbe la campagna ma ha poco o nulla in comune con l’idea di campagna di chi è cresciuto nella provincia italiana. Vai a spiegare loro che l’uso dell’automobile in città di dimensioni raccolte è un sintomo di moderna barbarie e che molta parte dell’occidente sta cercando vie per ridurre la dipendenza da essa.  Continua a leggere

Nazis on speed – le vecchie nuove storie del Corriere

Da giornalista professionista in quiescenza vengo raramente sorpreso dalle improvvisazioni e approssimazioni che attraversano l’informazione nell’era dei social media. Spesso però mi irrito, istintivamente. Stamattina scorrendo le notizie del Corriere ho trovato un articolo intitolato: ‘I soldati della Wehrmacht drogati con le metanfetamine’. Come molti appassionati di storia, credo, fin da ragazzo ho cercato risposte al grande buio occidentale rappresentato da Hitler e dal nazismo. Ho letto e accumulato volumi di ogni sorta, dalle biografie dei comandanti di Auschwitz e Treblinka agli studi sull’esoterismo e del paganesimo del primo nazismo, alle memorie dei sopravvissuti ai campi, ai romanzi scritti per espiare colpe collettive o colpe di altri. Non sono un esperto, solo un semplice lettore interessato. Però leggere una firma ‘autorevole’ del Corriere sottolineare che un libro appena pubblicato in Germania sovverte la storia e che il suo apporto all’interpretazione dei fatti è ‘clamoroso’, beh, mi ha lasciato interdetto. Di clamoroso, qui, c’è l’ingenuità di chi scrive certe cose.

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