Nazis on speed – le vecchie nuove storie del Corriere

Da giornalista professionista in quiescenza vengo raramente sorpreso dalle improvvisazioni e approssimazioni che attraversano l’informazione nell’era dei social media. Spesso però mi irrito, istintivamente. Stamattina scorrendo le notizie del Corriere ho trovato un articolo intitolato: ‘I soldati della Wehrmacht drogati con le metanfetamine’. Come molti appassionati di storia, credo, fin da ragazzo ho cercato risposte al grande buio occidentale rappresentato da Hitler e dal nazismo. Ho letto e accumulato volumi di ogni sorta, dalle biografie dei comandanti di Auschwitz e Treblinka agli studi sull’esoterismo e del paganesimo del primo nazismo, alle memorie dei sopravvissuti ai campi, ai romanzi scritti per espiare colpe collettive o colpe di altri. Non sono un esperto, solo un semplice lettore interessato. Però leggere una firma ‘autorevole’ del Corriere sottolineare che un libro appena pubblicato in Germania sovverte la storia e che il suo apporto all’interpretazione dei fatti è ‘clamoroso’, beh, mi ha lasciato interdetto. Di clamoroso, qui, c’è l’ingenuità di chi scrive certe cose.

Da anni mi trovo a lottare con gli accademici per far capire che no il giornalismo, quello utile, quello vero, è documentato, empatico e rivelatore. Sull’altro fronte, i giornalisti snobbano l’accademia per via del linguaggio involuto, della teoria che annebbia i fatti ecc.. Entrambi hanno una parte di ragione. Ma, alla fine, forse, visto come stanno le cose, il pendolo della ragione pende verso i primi più che verso i secondi. Dunque, Paolo Valentino scopre l’acqua calda e ce la vende come freschissima.

La storia dell’uso delle droghe durante il nazismo è stata ampiamente studiata in Germania. Già nel 2002 uscì un libro intitola ‘Nazis on speed’ (titolo in inglese, ma il contenuto è in tedesco), che tesseva le fila, per l’altro già note, del ruolo del dott. Morrell nel tenere sotto controllo medico (psicofarmacologico) Hitler, soprattutto dopo l’attentato subito nel 1944 in cui rimase semi-paralizzato. Si spiegava in dettaglio l’uso delle anfetamine per le truppe, con il brevetto del Pervitin, e le sperimentazioni effettuate su prigionieri e soldati. Insomma, nulla di nuovo. Per chi voglia documentarsi, e non abbia tempo né interesse a leggere libri, in rete può trovare molte informazioni da fonti affidabili. Che poi questi fatti modifichino l’interpretazione degli eventi, come dire ‘erano dei tossici, non dei fanatici’, beh, mi pare un azzardo. Erano dei fanatici che per poter portare avanti un progetto criminale allucinato avevano bisogno di un uso massiccio di droghe. Meno noto, forse, ma di questo il Corriere non fa menzione, è che le conoscenze accumulate dal regime tedesco sull’uso delle droghe con i proprio soldati (e i propri leader!) sono diventate bottino di guerra per i vincitori, che le hanno applicate nei conflitti successivi. In ogni caso, durante la seconda guerra mondiale l’uso delle anfetamine era diffuso su entrambi i fronti, i piloti USA ne facevano uso per resistere alla stanchezza. Poi se si vuole guardare a tempi più recenti, indagini governative hanno rivelato che più della metà dei piloti impegnati nella prima guerra del Golfo facevano uso sistematico di metanfetamine….

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