L’uomo senza automobile

“Non ha l’automobile!”. Tra le tante descrizioni lette e sentite sul nuovo leader dei laburisti Jeremy Corbin quella offerta, in senso positivo, dal mio capo alcuni giorni fa mi ha fatto sorridere e, ovviamente, rallegrato. Sorridere, perché se uno non è immerso nella realtà inglese (e sottolineo inglese e non britannica) del sud delI’Inghilterra (e sottolineo del sud) non può comprendere il ruolo di definitore di status sociale attribuito all’automobile. Non conto le volte che a me o a Bibi è stato chiesto: “Don’t you drive?”, che suona come un’accusa di disabilità, “non guidi?”, ma sottintende il fatto del tutto presunto che non puoi permetterti un’automobile. L’automobile appare un obiettivo di decenza alla popolazione immigrata, per esempio a quella molto numerosa a Southampton dei polacchi, e una ovvia necessità ai molti bianchi inglesi che vivono nei sobborghi o, ahiloro, nella “countryside”, che sarebbe la campagna ma ha poco o nulla in comune con l’idea di campagna di chi è cresciuto nella provincia italiana. Vai a spiegare loro che l’uso dell’automobile in città di dimensioni raccolte è un sintomo di moderna barbarie e che molta parte dell’occidente sta cercando vie per ridurre la dipendenza da essa. 

In regioni come l’Hampshire la campagna è molto spesso caratterizzata da residenze e ville protette da alte siepi a creare un mondo fuori dal mondo e dove l’auto, possibilmente un suv o una fuoriserie, possibilmente entrambe, ti connette al mondo e allo stesso tempo segnala la tua collocazione in questo (tipo di) mondo. Chi non può permettersi tutto questo, durante gli anni del New Labour ha imparato ad ammirarlo, sebbene rappresenti una realtà dove il “successo” (lo psicostimolante della società dello spettacolo) non è misurato sui meriti ma sul background sociale.

La “campagna” amata e abitata dagli emuli di David Cameron (e di Tony Blair) è quella di Lyndhurst, 2973 anime, cavalli a spasso per il villaggio e un concessionario di Ferrari e Maserati vicino all’unica panetteria. Il sud dell’Inghilterra è sede del museo nazionale dei motori. Probabilmente, ma qui non ho dati certi, questa parte del paese raccoglie molti dei sostenitori del defunto programma della BBC “Top gear”. Per chi avesse voglia di sorprendersi (sono fra quelli) questo immondo programma motoristico è il programma della BBC più venduto e più seguito al mondo. E’ stato chiuso alcuni mesi fa dopo che il suo conduttore, un tipico abitante della countryside, aveva preso a pugni un collaboratore perché alla fine di una giornata di lavoro non aveva saputo garantire del cibo di buona qualità. In precedenza questo venerato figuro era finito in mezzo alle polemiche per aver insultato varie etnie e popolazioni in diverse puntate del programma. Alla fine, finalmente, la BBC lo ha mandato a casa, ma Amazon ha colto la palla al balzo e assunto l’innominabile figuro per rilanciare il programma sulla sua neonata tv digitale. Wow.

Non so se Jeremy Corbin riuscirà a diventare primo ministro, ma solo a vederlo si capisce che è di un altro mondo rispetto agli abitanti della countryside (va da se che non si tratta di contadini ma il più delle volte di possidenti e manager di imprese con sede nelle città). E’ un’immagine dissonante, la sua, nella Britannia tentativamente plastificata e ridondante di questi anni.

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