Voi non siete niente

Un ragazzo scende in strada e contesta gli slogan allucinati (e allucinanti) di Forza Nuova. “Voi non siete niente. Voi non sapete niente”, gli urla. Un “piccolo” eroe civile. Succede a Torino. Come diceva quel gruppo: “Torino è la mia città”. ll video (tratto dal sito del Corriere della Sera) è visibile QUI

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3 thoughts on “Voi non siete niente

  1. Quanto testimoni si colloca in un filone di storie, anche ‘piccole’, come quella della famiglia Cardosi, una famiglia italiana la cui madre fu deportata ad Auschwitz dove morì.
    Racconta la figlia in un prezioso libretto che onora la piccola editoria per essere stato pubblicato ma che è immeritatamente poco noto: “Mia madre era stata arrestata, perché ebrea, la mattina del 12 maggio 1944 nella nostra abitazione di Gallarate da agenti di pubblica sicurezza per ordine della questura di Varese … e consegnata alle SS del comando di polizia germanica del carcere di San Vittore a Milano”.
    La colpa di quella donna era di essere ebrea e questa sua caratteristica di razza era stata identificate da solerti funzionari italiani del regno d’Italia ancora nel 1938 quando, a seguito delle leggi razziali, era stata cacciata dalle scuole del regno dove insegnava come maestra elementare. E non l’aveva salvata neppure l’essere cattolica e sposata a un ‘ariano’.
    Dal 13 maggio all’ 8 giugno 1944 fu ristretta nel carcere di San Vittore a Milano, poi spostata a Fossoli e infine definitivamente ad Auschwitz.
    La figlia maggiore, Giuliana allora diciottenne, così ci narra della sua visita al carcere.
    Era in fila con i familiari dei detenuti cui era concesso portare un pacco per il cambio di biancheria e viveri. “Quando venne il mio turno l’agente di custodia italiano incaricato del ritiro dei pacchi, dopo un rapido controllo sui registri, mi disse che il nome della mamma non risultava. Mi chiese il motivo dell’arresto e quando glielo dissi raccolse il mio fagotto e me lo scaraventò in faccia”.
    La situazione è confermata dal rapporto inviato dal comandante provinciale della Guardia nazionale repubblicana di Milano l’11 gennaio 1945 al capo della Provincia i Milano e per conoscenza alla G.N.R. Guardia Nazionale Repubblicana (a scanso di equivoci non si tratta della Repubblica Italiana ma della repubblica di Salò).
    Testimoniando la presenza all’interno del carcere di San Vittore di due reparti, uno giudiziario e uno tedesco, scrive “Non risulta … che i detenuti presso questo reparto vengano sottoposti a mezzi coercitivi. La disciplina è alquanto rigida su ciò che concerne il tenore di vita dei detenuti. Non così si può dire per i detenuti di razza ebraica, la sorte dei quali si ignora”. Era e ancora può essere il destino dei senza nome quando arrivano al vortice che via via si è formato per cui c’è sempre un punto di partenza.
    Ecco il commento di Giuliana Cardosi: “Capii allora che .. gli ebrei avevano perduto qualsiasi identità , quindi nei loro confronti la violazione di qualsiasi obbligo civile ed umano era permessa”.
    Non credo ci sia bisogno di declinare le tante analogie fra gli eventi del 1944 e la situazione che si è voluta rendere possibile oggi. Non ne avrei il tempo e non credo sia necessario.
    Quel pacco negato arrivò a Clara Pirani, la mamma di Giuliana Cardosi, per l’attività clandestina di un agente penitenziario, Andrea Schivo, che si fece garante di umanità nel mantenere il legame fra i familiari e i carcerati. Quando fu scoperto finì a Flossemburg dove morì il 29 gennaio 1945.
    E’ ricordato in Israele allo Yad Vashem (il museo dell’olocausto di Gerusalemme) come Giusto fra le nazioni. In Italia le sorelle Cardosi gli hanno dedicato il loro libro.

    Giuliana, Marisa, Gabriella Cardosi. La giustizia negata
    (Clara Pirani, nostra madre, vittima delle leggi razziali).
    Edizioni Arterigere – EsseZeta -Varese 2005

    • Grazie, Augusta. E’ un’utile segnalazione che ci rammenta anche la ricchezza rappresentata dalla piccola editoria in un panorama editoriale afflitto da grandi concentrazioni fatte solo in base ai numeri…e non alle lettere.

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