Parole come proiettili ovvero il discorso sull’immigrazione

Da Il Manifesto, 30 novembre 2016

Quanta violenza c’è nel discorso sull’immigrazione? Per discorso intendo un’accumulazione di termini, idee, conversazioni, prassi, azioni concertate e azioni automatiche dello stato e delle strutture democratiche, inclusi i mass media. Tutti assieme, nel corso del tempo, creano un corpo fluido e multiforme che pervicacemente avvolge tutto quello che incontra. Il discorso è potere, perché penetra le (in)coscienze e trascina le azioni verso una direzione. Il discorso è violenza, perché non rispetta ambiti e pertinenze. Si muove al passo della tecnologia informativa, che nell’era dei social media non accetta silenzi né tantomeno riconosce riguardi. Non deve stupire se il discorso prende le forme dell’imprevisto, perché è quello il suo segreto, la sua forza. Il discorso non si fa solo attraverso le parole urlate del politico di turno abbonato alla poltrona degli studi televisivi. Il discorso si manifesta, e si rinnova continuamente, nell’espressione spontanea del cittadino in tutt’altro affaccendato, o dell’esperto che offre opinioni sui temi più diversi. Continua a leggere

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