Brexilandia #01 – Di tagli, università, e biblioteche senza libri (di carta)

Poco prima dell’estate è arrivato nella mia casella di posta una email da una delle bibliotecarie più premurose, ormai, ahimè, prossima alla pensione. Informava il personale dell’università che la direzione della biblioteca stava per prendere una decisione radicale. Dal nuovo anno accademico la biblioteca non terrà più giornali in formato cartaceo per i quali è in essere un abbonamento digitale. Un passaggio semplice, dettato dalla necessità di tagliare costi considerati superflui. La bibliotecaria presentava cifre e dati a supporto della decisione. Gli studenti non leggono i giornali cartacei, che rimangono il più delle volte intonsi sugli espositori. L’università spende molte migliaia di sterline per garantire l’accesso agli archivi digitali di centinaia di periodici.

Ho ripensato a quante volte mi è capitato di sfogliare un giornale in biblioteca negli ultimi anni, forse appena due o tre. Passo davanti all’espositore, lo sguardo mi cade su di un titolo o una foto, mi dico “ora mi fermo”, ma non lo faccio, preso dalla perenne fretta di dover fare qualcosa. E’ la dannata psicologia dell’homo economicus, costretto a credere che il suo tempo abbia sempre un valore, una dimensione produttiva. Qualcuno l’ha opportunamente chiamata “psicologia neoliberista”, ed è pervasiva come la nebbia in Valpadana nelle mattine d’inverno, e ne sono vittime anche coloro che cercano consciamente di opporvisi. Però vedere le copie cartacee dei giornali mi dà una sensazione protettiva, come di un mondo che ci appartiene e che ci ha fatto crescere e che dal quale non ci si vorrebbe mai separare.

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