Gladio, il Partito della Nazione e il revanscismo dalle braghe corte

Alcuni giorni fa ho ricevuto nella mia casella di posta elettronica un invito alla presentazione di un libro su Gladio. L’invito era partito dal deputato del PD Giorgio Zanin, nell’occasione qualificato anche come “presidente dell’Associazione Centro di Documentazione e Ricerca sulla Guerra Fredda”. Tutti elementi di interesse, ma del libro in sé, purtroppo, si diceva poco. Nel suo messaggio, Zanin si dilungava a spiegare cos’era stata la Guerra fredda – “Una vita che ci vedeva divisi da muri, anche qui nel nostro Friuli Venezia Giulia. Muri non solo evidenti o di separazione dei confini, ma anche muri interni alla società e alla politica” – e sottolineava  che il libro “ripercorrendo le tappe di quella che è stata la storia italiana degli ultimi 70 anni, pur sviluppato sul piano della finzione narrativa, si basa su fatti assolutamente reali e documentati”. Il libro in oggetto si intitola “La strategia del gatto – Il più grande mistero italiano della guerra fredda”, scritto da Laura Sebastianutti e Franco Tosolini (Eclettica edizioni).

Per chi, tra i più giovani, non ne avesse conoscenza, Gladio è il nome di un’organizzazione paramilitare segreta creata con il supporto della CIA nel secondo dopoguerra in chiave “anti-comunista” e “anti-sovietica”. Fu particolarmente attiva nell’area del confine orientale, zona di operazione di varie formazioni partigiane, ma fu operativa almeno fino alla caduta del Muro di Berlino in tutta Italia. Quella di Gladio è una storia dai tratti tuttora ambigui. Il suo nome viene citato nelle inchieste giudiziarie delle principali stragi che hanno macchiato la storia repubblicana, come la strage di Bologna (1980) e quella di Piazza della Loggia, a Brescia (1974), e appare nelle inchieste di giornalisti uccisi nell’esercizio del loro lavoro, come Mauro Rostagno e Iliaria Alpi.

Spinto dalla curiosità per questa nuova e ambiziosa pubblicazione, e in mancanza di maggiori informazioni da parte del promotore della serata, l’entusiasta Zanin, mi sono rivolto al sito internet dell’editore. Qui, dopo alcuni attimi, ho provato netta una sensazione di smarrimento. Avete presente la sensazione di recarvi pieni di verve estiva alla sagra del Picolit e di trovarvi invece catapultati in una kermesse neo-fascista con tanto di labari e bandiere del ventennio? La casa editrice “Eclettica” di eclettico ha solo il nome. Spulciando tra le sue collane si trovano titoli come “La Fiamma di Vicenza” (storia del MSI nella città veneta); “Almirante. L’Italiano d’Italia”; “Fuan. Prima Parte”; “Fuan. Seconda Parte”; “Aviazione Repubblicana” (della RSI); “Giuseppe Solaro. Fascismo e Plutocrazia”; “Viaggio nella Somalia Italiana” (cronaca della visita del Principe Umberto di Savoia nella colonia). Un bel compendio di pubblicistica revanscista, non c’è che dire. Vi invito a soffermarvi per un attimo sul libro dedicato al principe in Somalia. Viene così presentato: “Un’affascinante viaggio nel tempo in un’Italia intraprendente, operosa, generosa e con sguardo al futuro: una nazione che univa sotto il Tricolore, anche nelle colonie, uomini di qualsiasi razza e religione”. E’ abbondante materiale di studio per gli allievi di Frantz Fanon. Ma forse anche la neuropsichiatria alzerebbe bandiera bianca di fronte a tanta impudenza visionaria.

Mentre scorrevo incredulo, e anche un po’ affascinato, il catalogo dell’editore, non potevo evitare di pensare a Giorgio Zanin. Giorgio Zanin l’uomo, intendo. Prima di essere eletto nelle file del PD, Zanin è stato presidente delle Acli di Pordenone, e insegnate di lettere nelle scuole superiori. I voti per farsi eleggere li ha raccolti nel mondo dell’associazionismo, del volontariato, del cattolicesimo progressista, e più in generale della sinistra in cerca di persone dal profilo ancora credibile. Cosa c’entrano gli elettori di Zanin con questa funereo ambiente di nostalgici del ventennio? mi son chiesto, un po’ ingenuamente, lo ammetto.

Ulteriormente confuso, ho provato allora a cercare informazioni sugli autori. Prima però ho posato l’attenzione su Giovanni Fasanella, che firma la prefazione. Una lunga carriera di cronista parlamentare prima all’Unità e poi, fino a pochi anni fa, a Panorama (il Panorama dei tempi recenti, sottolineiamo), Fasanella è abbonato alle prefazioni di libri “scomodi”. Nel 2009 ha prefato un libro del generale Piero Inzerilli. Sì, proprio lui, il comandante di Gladio. Ma ecco gli autori del nostro libro. Di loro la rete dice poco, ma si intende che sono entrambi friulani, della provincia di Udine. Sebastianutti è all’esordio letterario, mentre Tosolini è quasi una vecchia volpe dell’argomento. Alcuni anni fa ha pubblicato per un editore di studi militari un libro su Gladio, con la prefazione nientepopodimenochedi Francesco Cossiga. Se non bastasse il titolo – Gladio. Storia di finti complotti e di veri patrioti – le note di copertina non lasciano spazio ad ambiguità sulla lettura degli eventi: “Gladio, come dicono Pannocchia e Tosolini, era fatta da gente vera che credeva in quello che faceva e che amava immensamente il proprio Paese tanto da mettere a rischio, in caso d’invasione sovietica dell’Italia tutta la propria esistenza per operare da dietro le linee, da partigiano…”.

Letto questo, mi sono fermato ad osservare lo schermo del computer. Speravo in un segnale di luce, o in un messaggio chiarificatore. Quando penso a Gladio la prima cosa che mi viene in mente sono i preti delle Valli del Natisone. La storia della cosiddetta Slavia friulana, e delle persecuzioni subite dai preti del luogo dopo la seconda guerra mondiale, è per me significativa dell’ambiente umano attorno a cui venne creata Gladio. Nel libro “Gli anni bui della Slavia”, di Marino Qualizza e Natalino Zuanella, si raccontano le nefandezze di ex fascisti, militari nostalgici e semplici nazionalisti, contro preti il cui unico delitto era quello di usare la lingua del luogo (un dialetto sloveno) nella liturgia. Questi personaggi erano stipendiati per fare proprio questo, le spie dei valligiani, che rischiavano l’arresto o l’allontanamento dalla valle in base a semplici “voci”. Come spiegato chiaramente da Faustino Nazzi in uno studio più recente, disponibile in rete – Alle origini della Gladio – fu proprio qui, in questo ambiente carico di odio anti-slavo e nevrosi nazionaliste, che prese forma la struttura di Gladio.

Riavvolgo la cassetta dei pensieri e ritorno all’editore che ha pubblicato il libro pubblicizzato dal (im)provvido Zanin. Penso poi di nuovo a Zanin, al suo pedigree politico. Ed infine penso al suo partito. Ecco che, improvvisamente, lo schermo si illumina, e la luce che cercavo si riflette nei miei occhi stanchi e infastiditi, stordendoli. Nel giugno del 2016 il collettivo di scrittori Wu Ming e il collettivo di ricercatori storici Nicoletta Bourbaki pubblicarono sul blog di Wu Ming un’inchiesta sulle ricorrenti, continue intersezioni tra il PD e la destra neofascista (è accessibile QUI). Partecipazioni di rappresentanti del partito ad eventi organizzati da Casa Pound. Patrocini a manifestazioni di realtà associazionistiche parallele a Forza Nuova. Fotografie di camerati con membri del partito Renziano, tutti sorridenti. Pubblicazioni ambigue e storie riscritte con i colori a cera della terza elementare, approssimative e fragili ma piuttosto accattivanti per i Facebook dipendenti. L’inchiesta di Wu Ming e Bourbaki dipinge un revanscismo dalle braghe corte, ma dal cipiglio minaccioso, che unisce in un disegno fino a qualche anno fa impensabile il neofascismo con il neo-nazionalismo di centro.

Credo che l’iniziativa di Pordenone rientri a pieno merito nelle casistiche di Wu Ming e Bourbaki. A tutti quelli che hanno a cuore la ricerca, la conoscenza storica, e i sentimenti anti-nazionalisti e anti-fascisti, va l’invito a rimanere all’erta. Il Partito della Nazione è salito su di un natante carico di munizioni e con intenti bellicosi. Facciamogli la pace!

 

P.S. Vorrei consigliare a Zanin e al partito di governo un modo di contribuire fattivamente alla ricerca storica e al bene della società. Per i suoi studi su Gladio nelle Valli del Natisone Faustino Nazzi è stato querelato dai discendenti di un personaggio che lui aveva descritto come “ex gerarca fascista” e “riciclato osovano”. Dopo una battaglia legale durata sei anni, Nazzi è stato assolto completamente dalle accuse. Tuttavia, ha dovuto accollarsi 20.000 Euro di onorario per gli avvocati che lo hanno difeso. Due compiti meritevoli per Zanin e il PD: 1) raccogliere dei fondi per aiutare Nazzi e la vera ricerca storica (non so se Nazzi li vorrebbe, ma nel caso potrebbero essere devoluti a un centro di ricerca indicato da Nazzi stesso, giusto per dire); 2) riformare la legge sulla diffamazione, un capestro micidiale per chi vuole fa inchiesta e ricerca Italia. Buon lavoro.

Originariamente pubblicato sul sito http://www.storiastoriepn.it

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