E’ divorzio

E’ ufficiale. Le lettere S e B hanno divorziato. Non faranno più le iniziali di nessuno. “E’ una decisione irreversibile?”, ha chiesto un giornalista alla lettera S durante la conferenza stampa indetta presso la sede dell’Alfabeto. “Sì – ha risposto una S visibilmente logora, due profonde occhiaie a marcarne i contorni – non c’è altra scelta. Quando ci vede assieme la gente fugge. Chiudono i bambini in casa. E’ troppo. Vogliamo tornare ad avere una vita normale, come tutte le iniziali”.

Silvio, il take away

Camminando sulla rumorosa Clanbrassil street la mia attenzione è stata deviata verso una teoria di carte bianco rosso verdi che occupavano in ordine molto sparso l’ingresso di un palazzo. Volantini pubblicitari abbandonati. Prima di raccoglierne una come saggio sono riuscito a leggere il titolo circondato dalle bandiere tricolore: Silvio. No, anche qua: una strategia persecutoria in atto, non c’è dubbio. Il cartoncino pieghevole pubblicizzava un nuovo take away, pizza ovviamente. Silvio, si capisce, è il nome del “ristorante”. Il bianco rosso verde un’operazione di marketing, forse balorda forse visionaria comunque molesta. C’è perfino un sito www.silvio.ie, che in verità tratta prodotti per la ristorazione fish & chips, niente pizza a prima vista, e pare riferito a un tale – vero? – Silvio e figli, probabilmente di origine italiana, come molti nel business del fish and chip. O forse è solo una trovata pubblicitaria, a giudicare dall’improbabile cognome Rabbitte. Destini impensati.

Il mio padrone di casa, il problema BS e la fattoria degli animali

Sono stanco. Sono stanco di sentire ironia e commiserazione da parte di persone di ogni possibile paese quando parlano dell’Italia. E’ che con il problema BS a fare da diga a ogni ragionamento civile non c’è via di uscita. L’altro giorno ci si è messo anche il padrone di casa. E’ venuto a vedere una finestra difettosa e mentre prendeva nota di non so cosa ha avviato un’imbarazzante conversazione su di Lui, l’uomo che ha inventato la ciambella con il buco dipinto sopra. Come si chiama? Ber, Bar, Birlussconi? What’s his name? Un risolino insidioso ha segnato la sua faccia mentre cercava di ricordarne il nome. Il padrone di casa non è un intellettuale e non sembra nemmeno molto interessato alla politica, men che meno alla politica internazionale. Si cura solo che l’affitto (o gli affitti, possiede varie case) sia puntuale, che il governo non introduca nuove tasse e che l’Irlanda non sia invasa da africani (c’è gente che ha di queste paure, tutto il mondo è paese). Ebbene anche lui, l’uomo della strada dell’isola celtica, si è sentito autorizzato a prendere in giro i poveri italiani che si ritrovano per presidente un uomo senza pudori e una incontenibile autostima. In momenti come questo il mio pensiero va alle persone che lo sostengono, in Italia. Quelli che lo hanno votato o che semplicemente credono alla sua mania di persecuzione perché è un “imprenditore”, uno che si è fatto da sé ecc.  Cosa penseranno/diranno di fronte alle frasi che ha pronunciato dopo il voto della Corte Costituzionale, che ha bocciato la legge che gli garantiva l’immunità?

“The Constitutional Court is a political organ. The trials against me are a farce. Viva Italia and Viva Berlusconi!”.

Questa una delle frasi riportate da The Times. Ok, è stampa straniera e quindi di sinistra, perché come si sa all’estero sono tutti comunisti.  Per di più è di proprietà di Rupert Murdoch, un rivale di BS. Il problema è che sono le stesse frasi che si possono trovare su tutti i giornali del mondo, in queste ore. Ma non è abbastanza: i legali di BS hanno attuato una difesa in stile Fattoria degli animali, lui è “primo tra uguali”. Così prosegue l’articolo. Fattoria degli animali?! Ma siamo impazziti? No, è tutto vero. Ma come è possibile ridursi così?

Videocracy

“Popolare diventa chiunque, basta apparire”. E’ una frase che spunta come un sasso appuntito dal promo dell’ultimo documentario di Erik Gandini. Sì, l’autore di alcuni dei film più bloccasedia che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni torna con un nuovo documentario e lo fa mirando in alto. Tema del film è l’Italia, la televisione e l’Italia, l’Italia che si guarda e vive attraverso la tv. E, soprattutto, l’uomo che la tv (e l’Italia) ha stravolto, Silvio B. Videocracy, questo il suo titolo, è già diventato un caso: verrà presentato al Lido di Venezia nella settimana del Festival del Cinema ma è stato escluso dalla selezione ufficiale. La notizia è raccontata così dal Corriere della Sera.

Il film è prodotto dalla Atmo, la società svedese di cui Gandini è uno dei titolari, nel loro sito si può vedere il promo

In questo cortile digitale è invece sempre disponibile l’intervista che ho fatto a Gandini un paio di anni fa, pubblicata su Alias/ilManifesto. La trovate nella sezione ‘Interviste’

Il problema S

Einaudi è sempre stato il mio editore preferito. Mi piace l’essenzialità grafica, la cura delle edizioni, il fatto che sia a Torino e non a Milano o a Roma, lo struzzo come simbolo. Mi piacciono ovviamente molti libri pubblicati nella lunga storia della casa editrice. Per tutti questi motivi è una vera disgrazia il fatto che anche Einaudi sia nelle mani di Berlusconi. Non è, come molti autori di sinistra che fanno uscire i loro libri per Einaudi hanno spesso argomentato, una questione di poco conto. La proprietà della più prestigiosa casa editrice nazionale (e di quell’altra, Mondadori), soprattutto in questo momento storico, costituisce un problema. Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti. Una conferma arriva dalla seguente notizia, riportata da vari giornali: Einaudi ha rifiutato di pubblicare l’ultimo libro di Jose Saramago, premio Nobel per la letteratura 1998, da sempre pubblicato in Italia dalla casa dello Struzzo. La casa editrice ha giustificato la decisione col fatto che il libro contiene invettive contro il presidente del consiglio, definito tra l’altro “un delinquente”. Comprensibile, ma il problema proprietà si fa ancora più evidente. Il libro uscirà per Bollati Boringhieri. Non per Kaos edizioni o Derive Approdi.

Ma Erdogan parla italiano?

Silvio Berlusconi scende dall’auto col telefono cellulare attaccato all’orecchio. Angela Merkel, primo ministro della Germania che fa gli onori di casa all’incontro dei paesi Nato, lo attende sul tappeto rosso. Lo saluta con lo sguardo ma lui fa cenno che è impegnato al telefono, e si allontana. I minuti passano, la telefonata non finisce, Merkel riceve tutti gli ospiti meno uno, il rappresentante italiano. Più tardi l’uomo che inventò la frittella con il buco dipinto sopra dichiarerà che era al telefono con il primo ministro Erdogan, impegnato in una delicata mediazione politica. Nel filmato reperibile sul sito della BBC si ascolta distintamente Berlusconi dire “rapporti”, quindi si evince che la telefonata si è svolta in italiano. Erdogan parla italiano? Oppure c’è un traduttore disponibile a tutte le ore per conversare con qualsiasi leader politico Berlusconi voglia? E chi è questo traduttore? E’ assunto a tempo pieno presso la presidenza del consiglio? E ancora, che amicizia sarebbe quella che si svolge attraverso la mediazione di un traduttore, perdipiù via telefono?