Storie in trasferta

Il blog è silenzioso da diverso tempo. Il silenzio è un buon compagno di viaggio. E’  un buon compagno e basta, talvolta. Aiuta a ripulire le immagini raccolte e a renderle in qualche modo intelleggibili. Solo dopo averle intese e capite andrebbero trasmesse. Eccesso di pudore? Chissà. Nel frattempo l’amico bb bellini ha pensato di “consolidare” la mia (irregolare) collaborazione al suo sito http://www.ilikebike.org segnalando la rubrica “Il cortile di Max” nel menù a sinistra della pagina d’ingresso.  Io ho ricambiato pubblicando un frammento della storia di Adam ambientata a Città del Messico, scritta nell’ambito del progetto Estrangeiros/Stranieri.  Co-protagonista dell’episodio è la bicicletta. Cliccate QUI per andare direttamente alla pagina. Per i più pigri ecco di seguito il racconto.

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Il Cicloton* è stato divertente, più divertente della volta precedente. Adesso conosco un po’ la città, conosco certi posti, e rivederli senza il traffico delle auto mi ha dato una sensazione particolare, come quando entri in una stanza dopo che è stata imbiancata di un nuovo colore. E’ sempre la stessa stanza, ma è diversa, di solito è più bella, almeno se ti piace il colore. Attraversare Città del Messico con la bici è come dare un nuovo colore alla città, ai grattacieli, alle piazze, ai giardini. Un colore più bello, ovviamente.

Ramon è venuto ma si è lamentato che sudare gli rovina la pettinatura. In effetti faceva caldo e pedalare per 30 chilometri attraverso la metropoli non è stato facile. Secondo me però avere un look preciso è un problema, soprattutto per i capelli. Se uno ha un taglio emo, cioè i capelli lisci stirati che scendono lungo il viso, deve fare il possibile per non rovinarlo altrimenti perde senso il suo essere emo. Io non ho quel problema perché coi capelli ricci il taglio emo non funziona! Forse Ramon scherzava, non so, alla fine mi è sembrato contento di essere venuto a pedalare, ha perfino comprato una maglietta che vendevano in uno dei posti di ristoro. C’erano dei chioschi dove offrivano panini e bibite e altri chioschi per la riparazione delle bici, con dei meccanici che aiutavano le persone per qualsiasi tipo di problema. In uno di questi chioschi vendevano delle magliette con la scritta: “Con l’auto consumi carburante, con la bici calorie”. Ramon ha detto che la vuole regalare a suo cugino, perché è un po’ ciccione. Mi sembra un’idea simpatica, ma non so come la prenderà suo cugino.

Durante una delle soste ci siamo seduti su di una panchina a lato della strada e ho letto il testo di uno di quei grandi tabelloni che si trovano un po’ dappertutto nel Defe**, quelli con la scritta “Muovete en bici!” (Muoviti in bici!). Li avevo visti spesso ma non mi ero mai fermato a leggere quello che ci stava scritto. Sono dei tabelloni per invitare le persone del luogo e i turisti a conoscere la città usando la bici. Oltre alle informazioni turistiche contengono dei consigli tipo quello delle banane contro i crampi che c’era nel volantino del Cicloton. Per esempio, c’è scritto che “la bicicletta riduce la incidenza dei problemi cardiovascolari, l’alta pressione, i problemi di soprappeso, l’obesità e il diabete”. Ramon ha riso del mio interesse per i tabelloni, ha detto che dovrei studiare ciclistica o qualcosa di simile. Uno scienziato della bici, ma va! Io mica lo so quello che voglio fare da grande, cosa studiare, non so nemmeno dove voglio vivere. No, sì, a dire la verità vorrei vedere molti posti e vederli in bici, ecco! Intanto comincio da questo, che è già molto grande.

Ramon ha detto che sono pazzo come una capra, loco como una cabra, ma che forse la mia idea del gruppo ciclo-punk non è stupida. Lo so, potrebbe essere divertente: un gruppo che canta canzoni dedicate alla bici e che invita tutti ad andare ai concerti in bicicletta. Però niente alcol ai concerti perché una truppa di ubriachi in bici sarebbero un incubo! O forse no, birra e bici in libertà, sì, è più divertente così.

*Cicloton è una pedalata promossa ogni ultima domenica del mese dall’amministrazione di Città del Messico

**Defe è la contrazione di Districto Federal, l’aerea amministrativa della capitale messicana.

Estrangeiros, finale in arrivo

Il 27 novembre si conclude Estrangeiros/Stranieri, il progetto letterario che mi ha tenuto impegnato per un anno. Era ora. E’ stata un’impresa cercare di mantenere una continuità negli aggiornamenti della storia tra traslochi (sei, attraverso tre paesi), viaggi di lavoro, spostamenti vari, cali di umore. Un casino. Però alla fine ce l’ho fatta… e la domanda conseguente è: chi me l’ha fatto fare?! Boh. Non so quanti dei lettori di questo blog abbiamo seguito la storia di Adam a Città del Messico, alcuni lettori occasionali mi hanno detto/scritto che non è molto divertente leggere una storia a questo modo, a spezzoni senza sapere quando ci sarà una continuazione…. Li capisco, tuttavia questo è un’esperimento e va bene così. La storia è giunta alla puntata 51, che potete leggere cliccando QUI. Fino al 27 novembre ci saranno frequenti aggiornamenti (non so quanti perchè devo combattere per trovare il tempo per scriverli!) fino alla conclusione… Collegatevi col sito di Estrangeiros per saperne di piu’.

Per chi suona la tastiera

L’aggiornamento di questo blog è rallentato terribilmente. La vita materiale incombe e non riesco a trovare il tempo per inserire alcunché. Dublino ha il mercato degli affiti più assurdo che conosca (ok, Caracas è fuori classifica), ma alla fine un posto dove stare l’abbiamo trovato. Evviva. Per i visitatori affezionati di questo cortile segnalo due spazi dove potete leggere qualcosa di recente. Il primo è il mio racconto online per il progetto Foreigners/Estrangeiros. La storia di Adam è giunta alla puntata numero 45. Per leggerla cliccate QUI. Si racconta dell’incontro di Adam con un detective singolare, un personaggio già noto agli appassionati di gialli latinoamericani. Sul sito http://www.ilikebike.org  è uscita invece l’ultima delle mie “Lettere da Berlino”. Cliccate QUI se volete leggerla.

Novità letterarie….

Il blog letterario booksblog.it ha segnalato il progetto “Stranieri/Foreigners” al quale sto partecipando da qualche tempo. Per accedere direttamente all’articolo cliccate qui.

Altre novità in merito a questa singolare avventura: il compagno di viaggio australiano Matt Rubinstein vedrà presto pubblicato in Italia il suo ultimo romanzo, A little rain on thursday, nientemeno che da Rizzoli. Al centro della storia c’è un antico codice scritto in una lingua sconosciuta, in un alfabeto mai visto. Il protagonista, un traduttore di dialoghi cinematografici, ne diventa ossessionato al punto da perdere contatto con la realtà e cercare in quel codice una verità che nella vita gli sfugge. Un recensore ha chiamato in causa Umberto Eco e Arturo Perez-Reverte come possibili riferimenti. A me la storia incuriosisce. Matt spera che la versione italiana renda efficacemente il lavoro da lui fatto, perché il libro ruota proprio attorno alle lingue e alle traduzioni. La data della pubblicazione non è ancora nota, e nemmeno il titolo, ma dovrebbe essere entro l’anno. Intanto è uscita l’edizione britannica, ma con un titolo diverso! Forse agli editori londinesi metteva un po’ di ansia la pioggia in copertina… un tema non troppo gradito da quelle parti, così hanno deciso di intitolarlo “Vellum” (?!). Mi sa che i pubblicitari e i traduttori di titoli sono gli unici che hanno (o pensano di avere) le idee chiare su cosa siano le culture ai nostri tempi! Comunque, per Matt è un bel momento, oltre che in Italia il libro dovrebbe uscire anche in altri paesi europei. In ultimo segnalo la storia che Matt sta scrivendo per Estrangeiros/Stranieri, ambientata a Graz. Per chi è comodo nella lettura in inglese è un viaggio divertente, cliccate qui.

Hey, se qualcuno va a quelle parti (nel sito http://www.foreigners.com.br) volevo ricordare che la mia storia ambientata a Città del Messico è arrivata alla puntata numero 21. Il protagonista è un sedicenne i cui gusti musicali (e non solo) sono influenzati dallo zio quarantenne. Il ragazzo è finito a Città del Messico per una serie di casualità e da questa città scrive quello che gli succede. Anche lo zio scrive quello che gli succede, ma dall’altra parte dell’oceano. I due hanno un rapporto particolare: il ragazzo rappresenta un’innocenza inesorabilmente in via di demolizione, lo zio una maturità faticosamente anti-cinica. Tutta la storia cliccando qui.

Libro digitale: supplizio letterario o suggestivo futuro?

Battesimato troppo presto a mia insaputa, ho purtroppo ereditato il sottile piacere tutto cattolico per il supplizio. Non ho mai portato il cilicio, quello no, però un giorno ho deciso di leggere un romanzo online. E’ successo alcuni anni fa e il libro mi è pure piaciuto (era Asce di guerra di Wu Ming, prima della sua ristampa da Einaudi). Quelle serate al computer – un normale computer portatile, non un avvenieristico PDA – mi sono costate almeno due diottrie e prima o poi chiederò i danni al collettivo bolognese (!). Un’esperienza da non ripetere. Tuttavia, c’è qualcosa di interessante nel libro digitale: il fatto che non si capisce bene che cosa sia e dove possa portare. Insomma, è un mondo affascinante. L’ho capito meglio grazie al progetto letterario Estrangeiros (http://www.foreigners.com.br), a cui sto partecipando da circa due mesi. Qui non si tratta di scrivere una storia compiuta e di caricarla in rete, dove chiunque può scaricarla e leggersela con calma oppure stamparla (se possiede una copisteria o ha rubato un furgone carico di toner). No, la storia si scrive via via, esponendo in rete tutti i passi verso il finale.

Il “gioco” ideato dalla scrittrice brasiliana Daniela Abade è entrato nel terzo mese di vita e si cominciano a delineare delle dinamiche particolari. Dei sette partecipanti, alcuni sono partiti a forte velocità disseminando interventi (post) a scadenza quasi quotidiana: brevi flash, alcune frasi, messaggi spezzati. Altri, tra cui io, intimoriti dal mezzo, hanno scelto la via dei passi lenti e cadenzati. Qualcuno ha preso di petto la questione, e forse memore dei feuillettons ottocentesci ha preso ad inserire interi capitoli a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. Da qui a novembre la strada è lunga e può succedere di tutto. Io procedo a vista, certe settimane non riesco a trovare il tempo per pensarci, altre non vedo l’ora di passare un’oretta dalle parti di Città del Messico per distrarmi un po’. Vedremo.

Chi vuol essere aggiornato può cliccare qui

 

E’ cominciata l’avventura di Estrangeiros/Stranieri e già mi tremano i polsi a pensare di portare avanti il racconto per un anno. Come trovare la serenità per scrivere se sei preso dentro un vortice di pressioni calamitate dal binomio casa-lavoro e non riesci a guardare oltre pochi mesi? Gli stati d’animo convulsi possono essere uno stimolo creativo – stai male e scrivi, si pensa – ma in verità se non hai testa né tempo è ben difficile mettersi a scrivere. Comunque, per ora le cose non vanno male, nei prossimi mesi andrà peggio, ma si vedrà. Dopo “Patagonia controvento” (quinto libro in sei anni) mi ero detto che non sarei riuscito a scrivere qualcosa – un libro – destinato alla pubblicazione almeno per tre, cinque anni. Questa idea bizzarra e simpatica arrivata dal Brasile mi ha tuttavia ridato dell’entusiasmo, degli stimoli, una nuova curiosità. Speriamo sia un seme fruttifero. Mi piacerebbe sentire qualche commento su quello che è apparso e su quello che apparirà nel sito del progetto.

 

 

E’ online Estrangeiros/Stranieri

E’ finalmente online “Estrangeiros/Foreigners”, il progetto letterario che mi vede coinvolto assieme ad altri sei autori di paesi diversi (Brasile, Argentina, Messico, Austria, Australia, Canada), l’idea è della brasiliana Daniela Abade. La pagina iniziale del sito è in portoghese ma basta scegliere una delle ligue elencate sulla sinistra e c’è la traduzione. A destra l’elenco degli autori, ognuno ha una pagina e lì potete leggere la prima puntata della storia…..per raggiungere il sito cliccate qui

Buone letture!

Estrangeiros/Foreigners…

Vari giorni di assenza da una connessione veloce, sbalzato tra case e luoghi diversi, e intanto il blog continuava la sua vita, insospettabilmente. Nella mia ingenuità non pensavo di doverci dedicare tanto impegno. Vabbé, passiamo alle news.

 

Sarà online tra pochi giorni Estrangeiros/Foreigners/Stranieri, un progetto letterario che dire insolito è dire poco. Lo ha pensato e voluto Daniela Abade, giovane scrittrice brasiliana già promotrice di fortunati “giochi” letterari sulla rete delle reti. Ha coinvolto altri autori di paesi diversi (sette paesi e cinque lingue) con l’idea di imbastire una storia ambientata in una città dove non sono mai stati, da qui il titolo del progetto. Ogni autore avrà una sua pagina nel sito che verrà aggiornata a cadenza almeno settimanale. Tutto questo per un anno. Per i giri imprevedibili della vita Daniela ha coinvolto anche me, con un incarico tra i più gravosi… per fortuna che è solo un gioco.

STRANIERI – PRESENTAZIONE

di Daniela Abade

La sensazione di non appartenenza: a nessun luogo, a nessun gruppo, a nessuno. La scomoda capacità di guardare alle cose standone fuori, di girovagare come un fantasma tra la gente che ci pensa lì in quel momento, sul suo stesso piano. Ho sempre pensato che fosse questo l’impulso più forte a spingermi verso la scrittura: il fatto di sentirmi un’estranea anche a casa mia. La spiazzamento, la distanza, talvolta anche la mancanza di comprensione da parte degli altri e del mondo. “Non sono di qui, non appartengo a questo luogo e questo è ciò che vedo”.

Non ho mai pensato che questa sensazione fosse unica, esclusivamente mia. Però non immaginavo che potesse essere così diffusa. Più leggo, più vivo, più mi capita di conoscere altri “estranei”. Gente che non sa dove si trova, nemmeno dove andrà a finire, e che descrive ciò che vede lungo questo cammino.

E’ qui che ho cominciato a pensare a questo progetto. Visto che la sensazione di “straniamento” è un buon impulso per la nostra creatività, ho deciso di invitare alcuni autori (amici o meno ma comunque autori che stimo) a diventare più stranieri di quello che già sono. Nessuno di questi scrittori condivide la nazionalità o la città dove risiede. A ogni autore è stata affidata la città di un altro coinvolto nel progetto con il compito di scrivere un diario lungo un anno. Alla base del progetto c’è l’idea di aumentare lo spiazzamento che percepiamo nel nostro ambiente per accrescere la nostra creatività. Le regole da seguire sono poche:

1. L’autore non deve avere alcuna familiarità con la città di cui scriverà.

2. L’autore non potrà visitare questa città per tutta la durata del progetto.

3. Il protagonista della storia deve avere la stessa nazionalità dell’autore. In altre parole, il creatore e la sua creatura hanno la stessa origine.

Gli autori hanno accettato questa distribuzione delle città:

Daniela Abade – Udine/Italia
Florencia Abatte – Sidney/Australia
Claudia Chibici–Revneanu – Santos/Brasile
Max Mauro – Città del Messico/Messico
David McGuire – Buenos Aires/Argentina
Matt Rubinstein – Graz/Austria
Gonzalo Soltero – Hamilton/Canada

La condizione di straniamento verrà portata all’estremo. L’autore sarà così straniero rispetto al luogo di cui scriverà al punto da non conoscere nemmeno la città – dovrà localizzarla nella sua immaginazione. I diari verranno aggiornati almeno una volta alla settimana. Gli autori scriveranno e pubblicheranno nella loro lingua, a questo modo anche il lettore si sentirà un po’ straniero perché sarà in grado di capire ciò lo scrittore scrive di altri posti, ma molto probabilmente non riuscirà a comprendere ciò che verrà scritto del suo stesso paese o città da autori di altre nazionalità.

L’idea finale del progetto è di raccogliere tutto il materiale e tradurlo in ognuna delle lingue in cui è stato scritto. Avremo quindi una versione inglese, una portoghese, una spagnola e così via. In conclusione, tutti gli “stranieri” parleranno la stessa lingua. E, forse, se sono fortunati, riusciranno a dimostrare che nonostante si sentano stranieri possono trovare una casa nelle parole che scrivono.