Canta il sogno del mondo – D.M. Turoldo

 

Ama

saluta la gente

dona

perdona

ama ancora e saluta

(nessuno saluta

del condominio,

ma neppure per via)

 

Dai la mano

aiuta

comprendi

dimentica

e ricorda

solo il bene.

 

E del bene degli altri

godi e fai

godere.

 

Godi del nulla che hai

del poco che basta

giorno dopo giorno:

e pure quel poco

-se necessario-

dividi.

 

E vai,

vai leggero

dietro il vento

e il sole

e canta.

 

Vai di paese in paese

e saluta

saluta tutti

il nero, l’olivastro

e perfino il bianco.

 

Canta il sogno del mondo:

che tutti i paesi

si contendano

d’averti generato.

David Maria Turoldo, O sensi miei… Poesie 1948-1988, BUR.

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Raff BB. 1965-2016

raffaele-bb-lazzara

Raff, una sera in pizzeria tirai fuori il mio quadernetto più piccolo di una mano e lessi una storia che avevo scritto durante le prove degli Inzirli. Mi annoiavo perché gli altri provavano e riprovavano pezzi incompleti e io non avevo voce in capitolo. Così mi misi a scrivere delle storie con protagonisti bambini ribelli e inguaribilmente antiautoritari. Quella sera in pizzeria avevo bevuto, ma basta poco per dirmi ‘bevuto’, due birre o tre bicchieri di vino già mi rendono la vita leggera e la parola fluida. Non so quanto avevo bevuto, ma ricordo che lessi una storiella, e poi un’altra e poi un’altra ancora. Non so chi mi stesse ad ascoltare, forse le leggevo a me stesso per nascondere la vergogna di essere ubriaco (ho sempre qualcosa di cui vergognarmi). Però tu ascoltavi, mi stavi ascoltando. Mi chiedesti se ne avevo scritte delle altre, di storie. Io sorrisi. Erano storie strampalate che parlavano di bambini che volevano i capelli lunghi o mangiare sempre gelati e solo gelati o che chiedevano al parroco a dottrina come faceva ad essere vergine la maria, la madonna per intendersi, se era la madre del cristo, del gesù o come lo volete chiamare. Come poteva essere vergine maria?, si chiedeva uno di quei bambini. A chi potevano interessare quelle storie, che scrivevo solo per tenermi compagnia e pensarmi meno solo? A te interessavano e mi chiedesti di fare delle fotocopie. Fotocopie. Io trascrissi al computer quelle storie e te le diedi. Tu le portasti via e dopo qualche tempo mi chiesero di fare un libro. Ne scrissi delle altre e alfine mi ritrovai con il libro in mano, I bambini terribili. Un libro vero. Un libro che tu hai visto per primo, anzi solo tu hai visto, perché io vedevo altro, un quaderno, un piccolo quaderno sgualcito, e basta.

Negli anni ci siamo avvicinati e poi ci siamo allontanati. Una sera, una sera in cui tu avevi bevuto, avevi bevuto tu, mi trattasti male, mi facesti del male. Avevi bevuto, ma eri sincero, l’alcol ci fa ancora più sinceri di quanto noi anime sincere possiamo essere. Mi facesti del male e non capii perché. Eri ubriaco, mi dicesti. Ma va così la vita che rimaniamo con risposte incompiute e parole monche. Io so che ci rincontreremo e ti racconterò altre storie. E forse capirò. O forse no. Che importa. Che importa capire, al fondo. Io sono uno scrittore e mi basta un solo lettore per essere contento. Uno solo. Grazie per aver letto i bambini terribili.

Simpri Salvadi

Simpri Salvadi

Appena ho saputo della morte di Federico Tavan il tempo ha rallentato il suo passo, fino a fermarsi del tutto, per qualche istante.  Ricordi. Ho molti ricordi legati a Federico. Chi non li ha, solo per aver letto un suo verso o averlo incontrato una o più volte? La sua presenza non era ignorabile, ma ancor di più le sue parole, che mi sono rimaste addosso dal primo momento che le ho lette od ascoltate. Le sue poesie non conoscono polvere. Al contrario, più passa il tempo e più  sembrano luccicare. Lucide e tremendamente vitali. Come era lui stesso.  Marc Tibaldi e Usmis lo avevano portato fuori da Andreis ed è grazie a Marc che ho conosciuto Tavan, circa 23 anni fa. Non trovo la foto che qualcuno gli aveva fatto con la maglietta degli Inzirli. Ne era orgoglioso. Simpri salvadi, Federico.

La foto qui sopra è di Danilo De Marco.

Il paese dei nomi lontani

Qualche giorno fa sono capitato ad Ugovizza, in Valcanale. La prima cosa che mi sono chiesto, ancor prima di metter piede nell’abitato, è stata: ma perché non ci sono cartelli pluirilingue all’ingresso del paese? Le nostre amministrazioni pubbliche, in particolare la Provincia di Udine, hanno costellato il territorio di insegne bilingui che segnalano i nomi dei paesi in friulano e italiano, in sloveno e italiano, ma ad Ugovizza e  nei paesi limitrofi, dove di lingue storicamente se ne sono masticate almeno quattro, niente.  Perché? Sembra uno scherzo, uno scherzo sorprendente. C’entra forse la vicinanza con Tarvisio, territorio politicamente controllato dalla destra più retriva sui temi della “nazione” e dei confini? Non ho risposte. Certo che il viaggiatore che transiti per questa regione non può che rimanere basito dalla schizofrenica applicazione delle leggi a “tutela” delle minoranze linguistiche. Ci sono cartelli in tutta la pianura udinese, perfino cartelli che indicano la via per Venezia/Vignesie, e non si ricordano i diversi nomi in sloveno, tedesco, italiano e friulano di Ugovizza, Malborghetto e degli altri paesi della Valcanale. Mah.  

Come mi capita spesso quando sono in giro, ho fatto visita al cimitero. Quello di Ugovizza è dislocato attorno alla chiesa. Un tempo era così in tutti i paesi friulani, poi arrivò Napoleone e suggerì di seppellire i morti fuori dall’abitato, essenzialmente per ragioni igieniche. Questa prassi si estese col tempo anche dove Napoleone non esercitò il suo controllo politico-militare, ma in molte località di montagna i cambiamenti non arrivarono proprio. I cimiteri attorno alla chiesa sono dei tenaci portatori di storia. Le lapidi più vecchie raccontano mondi scomparsi e lo fanno in lingue diverse. Ad Ugovizza, per esempio, ci sono lapidi scritte in sloveno, in tedesco e in italiano (non mi pare di aver visto il friulano, ma qui storicamente si parlava sloveno e tedesco). Talvolta lo stesso cognome a distanza di pochi metri viene declinato in una lingua diversa. Forse i cambiamenti di “padrone” hanno avuto un peso. Ci sono due ragazzi morti entrambi in Russia durante la seconda guerra mondiale. Erano quasi coetanei, uno era nato nel 1916, l’altro nel 1919. Sono entrambi ricordati accanto ai rispettivi genitori, in lapidi in lingua tedesca. Ci sono anche le loro foto. Uno indossa la divisa tedesca, l’altro quella italiana.

Nel 1939 Hitler e Mussolini si accordarono per “sistemare” la questione nazionale ai confini. Alle popolazione di lingua tedesca o di affinità con quella nazione venne permesso di “optare”, cioè trasferirsi dall’altra parte della montagna, in località a loro riservate. I più non ebbero un destino fortunato, spess trattati da invasori o da ospiti non invitati. In compenso molti paesi di queste zone si svuotarono di parlanti il tedesco. Chi rimase, accettò di essere “assimilato”, con le buone o con le cattive, all’Italia. Chissà qual fu la storia dei due ragazzi di Ugovizza morti in Russia. Delle loro vite intrecciate ai destini di più stati, nazioni e lingue il viaggiatore non saprà nulla se non metterà piede nel cimitero.

Osare Riusare

Riporto la presentazione di Osare Riusare, originale iniziativa che si svolge sabato 7 luglio, dalle 10 del mattino, presso il Parco di Sant’Osvaldo a Udine.

Una giornata di festa per lo scambio di COSE, IDEE, PRATICHE E SAPERI

Chi di noi non ha ricevuto sorridendo l’ennesimo regalo, non sa più dove riporre tutta l’attrezzatura di un vecchio hobby, ha comprato con entusiasmo l’ultimo gadget tecnologico, e ora sono tutti lì a ingombrare le nostre case?

E allora perché non rimetterli in circolazione e a disposizione di chi possa apprezzarne l’esistenza qui e ora, donando nuova vita ad oggetti destinati all’oblio o alla discarica?

Ecco l’occasione giusta, un  mercatino senza denaro: portate gli oggetti che avete in casa e non usate più, a qualcuno potrebbero servire! Se non avete oggetti da portare, venite a vedere ciò che hanno portato gli altri: trovate degli oggetti che vi tornano utili? Prendeteli! Potrete scambiarequattro chiacchiere con i vecchi proprietari e scoprirne pregi e difetti.

Oltre al mercatino ci saranno laboratori rivolti a bambini e adulti per imparare piccole pratiche quotidiane di riuso e riciclo o per giocare riadattando vecchi oggetti o materiali di recupero.

Al termine della giornata si terrà un dibattito in cui discutere pratiche alternative di scambio, raccontare le proprie esperienze, proporre le proprie idee.

Il programma completo si trova qui osareriusare.blogspot.it


Friuli nel mondo – Dal Sunsplash a Balotelli

Paolo Ciani è un consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia in rappresentanza di Futuro e Libertà (ex Forza Italia, AN, MSI…). Pur essendo in politica da vari lustri il suo nome può venire associato a poco, quasi nulla, di memorabile, e quel poco quasi nulla è soprattutto legato alle sue considerazioni a proposito del Rototom Sunsplash. Tra le varie cose, ebbe a dichiarare che il Sunsplash “è il festival della droga travestito da evento musicale”. A quel tempo poteva vantarsi con gli amici e i suoi elettori (ancora ignari dell’acrobatico trasformismo anti-berlusconiano che il nostro aveva in serbo) di essere il più aggressivo antagonista del festival di Osoppo. Vinse la sua personale ‘battaglia contro’ e il Sunsplash lasciò il Friuli per trovare accoglienza e successo in Spagna. Capitolo chiuso e palla (sgonfia) al centro.

Passati alcuni mesi il nome di Ciani rischiava di finire mestamente nel dimenticatoio. Nessuno si ricordava più di lui. Non venne menzionato nemmeno quando il maresciallo dei carabinieri che aveva condotto le indagini sul consumo di droga al Sunsplash venne arrestato in fragranza di reato. Cosa stava facendo? Spacciava droga. Al posto di Ciani uno sarebbe rimasto in silenzio – ‘E ora che faccio? Ho sobillato mezzo mondo contro il Sunsplash perché spacciavano droga  e ora si scopre che la droga la spacciano i carabinieri?!’. E invece no. Non pago di aver contribuito ad allontatare un evento che richiamava in regione 150.000 persone da tutta Europa e aveva fatto inserire il nome del FriuliVG nelle principali pubblicazioni musicali internazionali, il nostro invia una nota alla stampa prendendo le difese delle operazioni anti-Sunsplash e quindi anche del carabiniere-reo confesso lestofante.

Putroppo, il suo intervento finisce ai margini della notizia. Nessuno pensa di intervistarlo per chiedergli conto di cotanto coraggio. Passano le settimane e l’oblio si riaffaccia. Paolo Ciani torna ad essere uno stipendiato del consiglio regionale. Il silenzio, però, pesa. Ecco allora l’occasione per riconquistare le cronache locali, anzi nazionali, ma che dico nazionali, europee! Arrivano gli Europei di calcio. Alla fine di una partita giocata sul filo della tensione, con sei ammoniti e un espulso, l’Italia sconfigge l’Irlanda e si qualifica ai quarti di finale. Mario Balotelli segna un gol da antologia e sigilla il risultato sul 2-0.

Al mesto Ciani la cosa non interessa. Ha altro a cui pensare. Entra nella sua pagina Facebook e cesella un commento al vetriolo contro Balotelli a corredo di un fotomontaggio che vede il giocatore, con indosso la maglia azzurra, chinato su di un campo di cavoli. Il Ciani si sente battagliero e mordace come ai tempi ormai (ahilui) lontani del Sunsplash: “Entra, fa un fallo di reazione da cartellino rosso, segna e inveisce contro la panchina e gli chiudono la bocca. Nei campi a lavorare deve andare questo pagliaccio”. Abbonato all’uscita a vuoto, per usare un termine calcistico, il mesto Ciani non si avvede che Balotelli non figura tra i sei ammoniti, quindi la sua condotta in campo non deve essere stata così terribile. Purtroppo, ri-avvinto dalla furia iconoclasta dei tempi (ahilui) passati non si accorge nemmeno che lo sfogo di Balotelli dopo il gol non era con tutta probabilità rivolto contro la panchina (posta di spalle al giocatore) ma contro i difensori dell’Irlanda, in particolare il terribile John O’ Shea, che lo aveva preso di mira appena aveva messo piede in campo.

Non si può pretendere che chi commenta su Facebook si documenti prima di mollare le briglia alla mano che ticchetta la tastiera, ma certo avrebbe aiutato sapere che O’ Shea è stato per dodici (12) anni una colonna del Manchester United, nel corso dei quali ha sviluppato una particolare avversione per il Manchester City, squadra nella quale milita Balotelli. In quegli anni O’Shea subiva un trattamento speciale da parte dei tifosi del City, che non perdevano occasione per dileggiarlo allundendo (ossignor) alla sua presunta omosessualità. Insomma, al roccioso O’Shea non è sembrato vero di prendersela con l’imprevedibile SuperMario, in fondo non è stata questa la tattica seguita per tutta la stagione dai difensori della Premier League contro l’attaccante del ManCity?

Ma al mesto Ciani tutto questo non importa. La sua immagine è limpida. ‘Non sono razzista, sono amico del calciatore Asamoah che e’ piu’ nero di Balotelli’, dichiara in sua difesa dopo le critiche piovuteli addosso da più parti. Peggio il rattoppo del buco, direbbe mia nonna Lina fosse ancora tra noi. Oggi ricevo una newsletter britannica che mi segnala questo titolo, riferito ad un popolare sito informativo irlandese:

Far-right Italian politician sparks race row after posting controversial Mario Balotelli image

Caro Ciani, altro che Sunsplash, ormai sei celebre nel mondo intero (per le ragioni sbagliate)!