Le parole (e le cose, forse)

Idiolètto s. m. [comp. di idio– e (dia)letto; cfr. ingl. idiolect]. – Lingua individuale, cioè la particolare varietà d’uso del sistema linguistico di una comunità che è propria di ogni singolo parlante.

Fonte: Vocabolario Treccani

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Le parole e le cose: piuttosto che

Sono tra quelli, non pochi, credo, che soffrono quando sento utilizzare piuttosto che al posto di o. Non è un problema recente, già nel 2002 l’Accademia della Crusca lamentava la diffusione di questo obbrobrio lessicale soprattutto tra gli operatori dell’informazione.  “Si tratta”, scrivevano gli accademici, “di una voga d’origine settentrionale, sbocciata in un linguaggio certo non popolare e probabilmente venato di snobismo. Era fatale che tra i primi a intercettare golosamente l’infelice novità lessicale fossero i conduttori e i giornalisti televisivi, che insieme ai pubblicitari costituiscono le categorie che da qualche decennio – stante  l’estrema  pervasività e l’infinito potere di suggestione (non solo, si badi, sulle classi culturalmente più deboli) del ‘medium’ per antonomasia – governano l’evolversi dell’italiano di consumo”. Purtroppo, questa moda non è passata ma ha anzi ampliato la sua diffusione. Molte persone, soprattutto quando parlano in pubblico, pensano di “abbellire” il loro linguaggio utilizzando il piuttosto che nella funzione che normalmente compete alla o. Nessuno ambito professionale sembra sfuggire alla moda. Negli ultimi tempi mi è capitato di sentirlo usare: 1) alla presentazione di un volume di antropologia (dall’autrice stessa!); 2) alla radio, in una trasmissione sulla musica da camera; 3) da un politico locale, interpellato sulle sue ultime iniziative; 4) da una promotrice di eventi artistici, elencando alcuni progetti. In questi casi adotto una forma di auto-difesa che consiglio a tutti. Quando sento il piuttosto che utilizzato nel senso di o spengo la comunicazione, mi alzo e me ne vado. E’ una cosa piccola, ma mi fa stare meglio. Provateci.

Le parole e le cose: antipolitica

Non ho capito perché si debba usare la definizione di “antipolitica” ogni volta che si parla di Grillo. Al massimo il movimento da lui ideato sarà anti-partitocratico o anti-partititico, ma questa non è una novità nel panorama politico italiano, ne parlavano i radicali già trent’anni fa. E poi che anti-politica è quella di qualcuno che presenta liste e si candida? In tempi di (giustificata) disillusione dal meccanismo rappresentativo dovrebbero ringraziarli invece di attaccarli. A rigor di logica, antipolitico è qualcuno che non si impegna, che disdegna la partecipazione politica o perfino la boicotta. Tutto il contrario di quello che stanno facendo Grillo e i suoi. Sarà populismo, qualunquismo, bassa politica, ma di certo non anti-politica. Tecnicamente parlando, chi usa una tale categoria per definire il Movimento 5 Stelle (ma che razza di nome hanno scelto? Ricorda una canale tv privato degli anni ’80) è un idiota o in malafede. Entrambe le categorie contano molti associati.