Brexilandia #01 – Di tagli, università, e biblioteche senza libri (di carta)

Poco prima dell’estate è arrivato nella mia casella di posta una email da una delle bibliotecarie più premurose, ormai, ahimè, prossima alla pensione. Informava il personale dell’università che la direzione della biblioteca stava per prendere una decisione radicale. Dal nuovo anno accademico la biblioteca non terrà più giornali in formato cartaceo per i quali è in essere un abbonamento digitale. Un passaggio semplice, dettato dalla necessità di tagliare costi considerati superflui. La bibliotecaria presentava cifre e dati a supporto della decisione. Gli studenti non leggono i giornali cartacei, che rimangono il più delle volte intonsi sugli espositori. L’università spende molte migliaia di sterline per garantire l’accesso agli archivi digitali di centinaia di periodici.

Ho ripensato a quante volte mi è capitato di sfogliare un giornale in biblioteca negli ultimi anni, forse appena due o tre. Passo davanti all’espositore, lo sguardo mi cade su di un titolo o una foto, mi dico “ora mi fermo”, ma non lo faccio, preso dalla perenne fretta di dover fare qualcosa. E’ la dannata psicologia dell’homo economicus, costretto a credere che il suo tempo abbia sempre un valore, una dimensione produttiva. Qualcuno l’ha opportunamente chiamata “psicologia neoliberista”, ed è pervasiva come la nebbia in Valpadana nelle mattine d’inverno, e ne sono vittime anche coloro che cercano consciamente di opporvisi. Però vedere le copie cartacee dei giornali mi dà una sensazione protettiva, come di un mondo che ci appartiene e che ci ha fatto crescere e che dal quale non ci si vorrebbe mai separare.

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Coming Soon – The Balotelli Generation

 

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E’ in arrivo il mio primo libro a distanza di sette anni da ‘La bici sopra Berlino’. E anche il mio settimo libro, se si esclude il racconto online per il progetto Estrangeiros (vedi About). Sette è un numero curioso, viva il sette. Il titolo del libro è ‘The Balotelli Generation. Issues of Inclusion and Belonging in Italian Football and Society’ (Generazione Balotelli. Inclusione  e senso di appartenenza nel calcio e nella società italiani). E’ il risultato di una ricerca che ho condotto in Italia tra il 2014 e il 2016 con giovani di origine immigrata che giocano a calcio. E’ un lavoro che cerca la contaminazione tra scienze sociali e indagine giornalistica ed è, in qualche modo, il sunto di dieci anni di impegno e studio cominciati con la pubblicazione de ‘La mia casa è dove sono felice’. Esce per l’editore Peter Lang, maggiori dettagli sono disponibili QUI. Non ha ancora una copertina, quindi ho messo una foto che mi piace. Se ci sono editori italiani interessati a farne un’edizione contattatemi!

Raff BB. 1965-2016

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Raff, una sera in pizzeria tirai fuori il mio quadernetto più piccolo di una mano e lessi una storia che avevo scritto durante le prove degli Inzirli. Mi annoiavo perché gli altri provavano e riprovavano pezzi incompleti e io non avevo voce in capitolo. Così mi misi a scrivere delle storie con protagonisti bambini ribelli e inguaribilmente antiautoritari. Quella sera in pizzeria avevo bevuto, ma basta poco per dirmi ‘bevuto’, due birre o tre bicchieri di vino già mi rendono la vita leggera e la parola fluida. Non so quanto avevo bevuto, ma ricordo che lessi una storiella, e poi un’altra e poi un’altra ancora. Non so chi mi stesse ad ascoltare, forse le leggevo a me stesso per nascondere la vergogna di essere ubriaco (ho sempre qualcosa di cui vergognarmi). Però tu ascoltavi, mi stavi ascoltando. Mi chiedesti se ne avevo scritte delle altre, di storie. Io sorrisi. Erano storie strampalate che parlavano di bambini che volevano i capelli lunghi o mangiare sempre gelati e solo gelati o che chiedevano al parroco a dottrina come faceva ad essere vergine la maria, la madonna per intendersi, se era la madre del cristo, del gesù o come lo volete chiamare. Come poteva essere vergine maria?, si chiedeva uno di quei bambini. A chi potevano interessare quelle storie, che scrivevo solo per tenermi compagnia e pensarmi meno solo? A te interessavano e mi chiedesti di fare delle fotocopie. Fotocopie. Io trascrissi al computer quelle storie e te le diedi. Tu le portasti via e dopo qualche tempo mi chiesero di fare un libro. Ne scrissi delle altre e alfine mi ritrovai con il libro in mano, I bambini terribili. Un libro vero. Un libro che tu hai visto per primo, anzi solo tu hai visto, perché io vedevo altro, un quaderno, un piccolo quaderno sgualcito, e basta.

Negli anni ci siamo avvicinati e poi ci siamo allontanati. Una sera, una sera in cui tu avevi bevuto, avevi bevuto tu, mi trattasti male, mi facesti del male. Avevi bevuto, ma eri sincero, l’alcol ci fa ancora più sinceri di quanto noi anime sincere possiamo essere. Mi facesti del male e non capii perché. Eri ubriaco, mi dicesti. Ma va così la vita che rimaniamo con risposte incompiute e parole monche. Io so che ci rincontreremo e ti racconterò altre storie. E forse capirò. O forse no. Che importa. Che importa capire, al fondo. Io sono uno scrittore e mi basta un solo lettore per essere contento. Uno solo. Grazie per aver letto i bambini terribili.

L’arte di ascoltare e i dubbi della sociologia

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“L’arte di ascoltare” (The Art of Listening) è il titolo di un libro pubblicato nel 2007. Il suo autore si chiama Les Back e insegna sociologia al Goldsmith College, Università di Londra. Prima di trasferirmi in Irlanda per il dottorato (o semplicemente per poter ricercare un tema che mi affascinava, la borsa di ricerca me ne ha dato la possibilità), non avevo mai sentito parlare di Les Back. Avevo anche un sentimento conflittuale con la sociologia, sviluppatosi e mai del tutto risolto sin dai tempi dell’università, alla facoltà di scienze politiche a Padova. Quando arrivai a Padova, nell’autunno del 1986, la facoltà era in piena fase di “riflusso”, dopo i danni causati dal processo “7 aprile” (1979) che aveva portato all’incarcerazione o all’esilio (o a tutte e due) di un folto gruppo di docenti e ricercatori, colpevoli solo di scrivere libri, discutere, e insegnare.

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Sorprese di primavera

2015-05-12 17.51.31Qualcuno nei dintorni di casa mia sta traslocando e ha pensato bene di donare i libri di cui (ahilui o ahilei) non ha più bisogno. Un tuffo al cuore mi ha colto alla vista di questo volume in ottime condizioni, che sembrava attendere l’opportunità per unirsi alla mia libreria transeunte in terra d’Albione. Billy Childish, chi l’avrebbe mai detto.