Il paese dei nomi lontani

Qualche giorno fa sono capitato ad Ugovizza, in Valcanale. La prima cosa che mi sono chiesto, ancor prima di metter piede nell’abitato, è stata: ma perché non ci sono cartelli pluirilingue all’ingresso del paese? Le nostre amministrazioni pubbliche, in particolare la Provincia di Udine, hanno costellato il territorio di insegne bilingui che segnalano i nomi dei paesi in friulano e italiano, in sloveno e italiano, ma ad Ugovizza e  nei paesi limitrofi, dove di lingue storicamente se ne sono masticate almeno quattro, niente.  Perché? Sembra uno scherzo, uno scherzo sorprendente. C’entra forse la vicinanza con Tarvisio, territorio politicamente controllato dalla destra più retriva sui temi della “nazione” e dei confini? Non ho risposte. Certo che il viaggiatore che transiti per questa regione non può che rimanere basito dalla schizofrenica applicazione delle leggi a “tutela” delle minoranze linguistiche. Ci sono cartelli in tutta la pianura udinese, perfino cartelli che indicano la via per Venezia/Vignesie, e non si ricordano i diversi nomi in sloveno, tedesco, italiano e friulano di Ugovizza, Malborghetto e degli altri paesi della Valcanale. Mah.  

Come mi capita spesso quando sono in giro, ho fatto visita al cimitero. Quello di Ugovizza è dislocato attorno alla chiesa. Un tempo era così in tutti i paesi friulani, poi arrivò Napoleone e suggerì di seppellire i morti fuori dall’abitato, essenzialmente per ragioni igieniche. Questa prassi si estese col tempo anche dove Napoleone non esercitò il suo controllo politico-militare, ma in molte località di montagna i cambiamenti non arrivarono proprio. I cimiteri attorno alla chiesa sono dei tenaci portatori di storia. Le lapidi più vecchie raccontano mondi scomparsi e lo fanno in lingue diverse. Ad Ugovizza, per esempio, ci sono lapidi scritte in sloveno, in tedesco e in italiano (non mi pare di aver visto il friulano, ma qui storicamente si parlava sloveno e tedesco). Talvolta lo stesso cognome a distanza di pochi metri viene declinato in una lingua diversa. Forse i cambiamenti di “padrone” hanno avuto un peso. Ci sono due ragazzi morti entrambi in Russia durante la seconda guerra mondiale. Erano quasi coetanei, uno era nato nel 1916, l’altro nel 1919. Sono entrambi ricordati accanto ai rispettivi genitori, in lapidi in lingua tedesca. Ci sono anche le loro foto. Uno indossa la divisa tedesca, l’altro quella italiana.

Nel 1939 Hitler e Mussolini si accordarono per “sistemare” la questione nazionale ai confini. Alle popolazione di lingua tedesca o di affinità con quella nazione venne permesso di “optare”, cioè trasferirsi dall’altra parte della montagna, in località a loro riservate. I più non ebbero un destino fortunato, spess trattati da invasori o da ospiti non invitati. In compenso molti paesi di queste zone si svuotarono di parlanti il tedesco. Chi rimase, accettò di essere “assimilato”, con le buone o con le cattive, all’Italia. Chissà qual fu la storia dei due ragazzi di Ugovizza morti in Russia. Delle loro vite intrecciate ai destini di più stati, nazioni e lingue il viaggiatore non saprà nulla se non metterà piede nel cimitero.

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