Il nonno irlandese di Obama

C’era da aspettarselo. Dopo JFK, Morrissey, Paul McCartney e Muhammed Alì, anche Obama rende omaggio ai suoi antenati irlandesi. In occasione della sua visita ufficiale nell’isola annuvolata, prevista a maggio, il presidente degli Stati Uniti farà visita al villaggio di Moneygall, trecento anime e due pub, da cui pare certo sia partito il bis-bis nonno di sua madre. La notizia ha ovviamente messo in fibrillazione molti e aiuterà a distrarre il pubblico un po’ ansioso dall’annunciata visita della Regina di Inghilterra, la prima dall’indipendenza irlandese, prevista anch’essa nel mese di maggio. E’ possibile che dopo le recenti bombe nel Nord Irlanda la regina decida di rimanere a Londra, ma non è detto, tutto è possibile. Io comunque non mancherò i due appuntamenti. Solleveranno un po’ di polvere sulla noia palpitante di questa città.

La bici sulla schiena

La vita di condominio è segnata da eventi rituali. I densi odori provenienti a cadenza bisettimanale dall’appartamento accanto al nostro sono uno di questi. La giovane coppia di biologi pakistani con bambino ama cucinare nottetempo o prestissimo al mattino e lo fa regolarmente due volte a settimana. Mai una di più, mai una di meno. Il problema è il minipimer alle sei del mattino. Il minipimer ha un suono tra il trapano leggero e il motorino garelli a tre marce (in prima). Il minipimer, che bella invenzione. Il venerdì è di solito giornata rischiosa nel nostro stabile, perché il bancario irlandese che vive solitario al primo piano si prende delle libertà. La parola libertà si declina spesso con la parola alcool e il giovane uomo non smentisce questa convenzione. Esce con gli amici e rientra alle ore piccole in stati alcolici non compatibili con la normale funzione umana di un europeo continentale. Non reggendosi in piedi sbatte su tutte le superfici che incontra: portonicino, passamano, scalini, finché giunge a tentoni nel suo appartamento e, senza badare all’ora, al fatto che sopra di lui vive una coppia con due bambini, e che le pareti del palazzo sono ben sottili, accende lo stereo. E’ qui che la sua presenza si fa notare oltre ogni limite sperabile.

E’ un appassionato del brit-pop di alcuni anni fa, quello che probabilmente ascoltava nella sua adolescenza, gli Oasis, gli anni novanta, chitarre e testi spartani sbiascicati malamente. Per fortuna questo rituale ha durata breve. Dilaniato dagli effuvi alcolici riesce quasi sempre e spegnere lo stereo dopo una decina di minuti, prima di franare pesantemente sul pavimento.  Hai sentito il party  ieri sera? Mi chiede sistematicamente il giorno dopo la signora spagnola madre di due bambini che vive al primo piano. Certo, rispondo io, il venerdì…Comunque sempre meglio della coppia irlandese che teneva la tv accesa a tutte le ore. Poteva esserci un blackout metropolitano, un attacco aereo della Raf, o un allagamento, la tv rimaneva sempre accesa. A volumi da centro per anziani o da salone di parrucchiera. Quando hanno traslocato ho sentito un sollievo simile a quello provato all’annuncio che Berlusconi si era dimesso (questo era un sogno, ma la sensazione è quella).

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E’ un bel parlare – fare ricerca al giorno d’oggi

Non me l’aspettavo di tornare a New York dopo appena un mese. Invece eccomi invitato alla conferenza Critical Themes in Media Studies. La New School University è stata la casa di molti esuli ebrei tedeschi negli anni del nazismo, tra cui Hanna Arendt ed Erich Fromm, e da allora si è costruita la fama di centro di sperimentazione nelle scienze sociali e nella didattica. Affascinante, cosa altro potrei dire? Ho scoperto che i discorsi da una parte dell’oceano si somigliano, ma hanno nomi diversi. Per esempio, negli Usa va di moda parlare di ‘ricerca multimodale’, che in soldoni significa contaminare i campi di ricerca, muoversi attraverso discipline diverse – antropologia, media studies, cultural studies, visual studies, arte – per cercare di capire e soprattutto rappresentare in maniera adeguata ai tempi i fenomeni sociali. Da questa parte dell’oceano, sprattutto in Gran Bretagna, si discute di ‘practice-based research’, ricerca fondata sulla pratica mi pare una traduzione possibile. Gli obiettivi sono gli stessi, gli interessi anche, cambiano le definizioni. Il problema è che a parlarne e a sollecitare la interdisciplinarietà sono di solito i professoroni, quelli che hanno una posizione professionale solida, mentre a cercare di ‘praticare’ nuovi percorsi sono pochi outsider che rischiano alla fine di trovarsi con un pugno di mosche in mano, perché non fanno parte di parrocchie o famiglie riconosciute. In che casella si mettono gli ‘inter-disciplinari’ se le uniche caselle esistenti sono quelle ‘disciplinari’?

Va bene, dice il mio altro me, hai ragione, ma lo sapevi da prima in che ginepraio andavi a cacciarti quando hai deciso di misurare il tuo desiderio di capire con quello che fanno gli studiosi di mestiere. Non puoi lamentarti. In fondo sei uno scrittore, hai fatto a lungo il giornalista, non sei nato come ricercatore sociale, o no? Ognuno ha le sue carriere, così va il mondo, almeno quello di oggi. – Bravo, sei così saggio e giudiziosio che non riesco a capire come tu possa condividere la stessa mia testa. Se tutti la pensassero come te il mondo sarebbe un posto ben noioso, e anche poco vitale. Le cose non sono mai a due colori, come vorresti credere tu. Lasciatelo dire, la tua è un illusione grossolana. Mi tengo la mia curiosità, la mia passione per l’umana impermanenza, tu tieniti le tue certezze. Faremo i conti alla fine.

Cosa succede all’Italia

L’episodio dell’orribile insulto a una deputata disabile – ‘Fate tacere quell’handicappata del cazzo’ -, avvenuto nell’ultima seduta del parlamento italiano, mi pare lo specchio di una deriva umana e culturale prim’ancora che politica ed economica. Non è Berlusconi il problema principale, ma l’abbruttimento generalizzato delle relazioni sociali. Come spesso accade, le parole di Massimo Gramellini su La Stampa, esprimono al meglio l’indignazione civica che dovrebbe essere di tutti (italiani in patria e all’estero). Il suo commento si può leggere QUI.

Secondo quanto riferito dall’Ansa e altre fonti, l’autore dell’insulto è un individuo a nome Massimo Polledri, deputato leghista e (sigh) di professione neuropsichiatra infantile.