Il tassista solitario e il Ramadan

All’uscita dalla stazione dei treni di Southampton abbiamo trovato il piazzale vuoto. Non c’era alcun taxi, dove di solito ce n’è una fila piuttosto lunga. In compenso, sotto la pensilina alcune persone attendevano con aria spaesata. ‘C’è uno sciopero?’, ho chiesto a una signora attempata vestita da signora attempata. ‘Non credo, ma è strano, di solito è pieno di taxi’, mi ha risposto. ‘Dove sono allora tutti i tassisti?’, ho rilanciato. ‘Non lo so’. Dopo qualche attimo ecco arrivare un tassista solitario che raccoglie il primo viaggiatore in attesa. Alcuni minuti ed eccone un altro. Passiamo circa venti minuti nel clima autunnale di luglio, riparandoci sotto la tettoia, e infine arriva anche il nostro turno. ‘Dove sono tutti i taxi?’, chiedo allora al tassista dopo avergli indicato la nostra destinazione. ‘Ramadan’, è la secca risposta. Credo di non aver capito bene e gli chiedo di ripetere. ‘Ramadan. Solo noi inglesi siamo in servizio a quest’ora’. In effetti era praticamente il tramonto, anche se mia figlia insiste a dire che se non è buio non è sera e ha ragione anche lei perché alle nove e mezza nel nord Europa fa ancora giorno. Sia quel che sia, non c’erano taxi e questo per la semplice ragione che i tassisti erano impegnati con l’iftar, il pasto di fine giornata durante il mese sacro del Ramadan.

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