Cosa capiscono di calcio alla Rai?

Da Il Manifesto, 27 Dicembre 2017

Razzismo in tv. La brutale insensatezza del messaggio che alcuni commentatori del servizio pubblico diffondono

Il 13 dicembre scorso la Rai trasmetteva in diretta la partita di Coppa Italia di calcio tra Fiorentina e Sampdoria. Accanto al telecronista sedeva l’ex calciatore Eraldo Pecci, in qualità di commentatore. Sul risultato di 2-1 per la squadra ospitante, Pecci si è avventurato in una riflessione che di tecnico aveva poco, ma che rifletteva la sua visione del mondo e di come le persone ci vivono. Partendo da un errore di gioco commesso da un giocatore di origine africana, Pecci ha esposto un pensiero scioccamente razzista. Il cronista accanto a lui ha fatto finta di nulla, forse condividendolo.

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Gladio, il Partito della Nazione e il revanscismo dalle braghe corte

Alcuni giorni fa ho ricevuto nella mia casella di posta elettronica un invito alla presentazione di un libro su Gladio. L’invito era partito dal deputato del PD Giorgio Zanin, nell’occasione qualificato anche come “presidente dell’Associazione Centro di Documentazione e Ricerca sulla Guerra Fredda”. Tutti elementi di interesse, ma del libro in sé, purtroppo, si diceva poco. Nel suo messaggio, Zanin si dilungava a spiegare cos’era stata la Guerra fredda – “Una vita che ci vedeva divisi da muri, anche qui nel nostro Friuli Venezia Giulia. Muri non solo evidenti o di separazione dei confini, ma anche muri interni alla società e alla politica” – e sottolineava  che il libro “ripercorrendo le tappe di quella che è stata la storia italiana degli ultimi 70 anni, pur sviluppato sul piano della finzione narrativa, si basa su fatti assolutamente reali e documentati”. Il libro in oggetto si intitola “La strategia del gatto – Il più grande mistero italiano della guerra fredda”, scritto da Laura Sebastianutti e Franco Tosolini (Eclettica edizioni).

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Antirazzisti nella Polonia della destra clericale*

L’associazione Never Again, che monitora gli episodi di xenofobia e anti-semitismo, denuncia l’escalation degli ultimi anni: «È molto difficile contrastare il razzismo negli stadi quando le stesse autorità sportive sostengono certi atteggiamenti. Vedi il caso Zbigniew Boniek»

Max Mauro

La questione rifugiati è lo specchio della crisi culturale delle democrazie europee. Mentre l’Italia del centro-sinistra inaugura la criminalizzazione delle ong impegnate nel Mediterrano nel salvataggio di vite, alcuni paesi dell’ex blocco sovietico si rifiutano di accogliere anche un solo rifugiato. Capofila è la Polonia, dove il governo guidato dal partito Legge e Giustizia promuove apertamente ostilità verso gli immigrati e le minoranze, mentre porta avanti riforme che compromettono le basi democratiche, come la recente legge approvata dalla camera bassa che mira ad assoggettare la corte suprema all’esecutivo.

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Xenofobi in campo: meno squalifiche e più formazione

Da Il Manifesto, 14 Marzo 2017

Il razzismo è parte dell’esperienza quotidiana di molti ragazzi di origine immigrata, soprattutto se di origine Africana, e il calcio non fa differenza. Al contrario, uno spazio che dovrebbe essere di socializzazione, svago e divertimento si trasforma spesso in un’esperienza traumatica per tutti quelli che vi sono coinvolti.

Tra settembre 2013 ad oggi circa quaranta calciatori dilettanti e dei campionati giovanili della FIGC hanno ricevuto una squalifica di dieci giornate per “comportamento discriminatorio”. Circa la metà dei casi è riferito a giocatori minorenni, alcuni poco più che bambini, come un undicenne di Prato che, nell’ottobre 2014, durante una partita della categoria esordienti, trovandosi quel giorno tra le riserve, aveva ripetutamente rivolto offese razziste all’arbitro, un adolescente di origine immigrata.

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Parole come proiettili ovvero il discorso sull’immigrazione

Da Il Manifesto, 30 novembre 2016

Quanta violenza c’è nel discorso sull’immigrazione? Per discorso intendo un’accumulazione di termini, idee, conversazioni, prassi, azioni concertate e azioni automatiche dello stato e delle strutture democratiche, inclusi i mass media. Tutti assieme, nel corso del tempo, creano un corpo fluido e multiforme che pervicacemente avvolge tutto quello che incontra. Il discorso è potere, perché penetra le (in)coscienze e trascina le azioni verso una direzione. Il discorso è violenza, perché non rispetta ambiti e pertinenze. Si muove al passo della tecnologia informativa, che nell’era dei social media non accetta silenzi né tantomeno riconosce riguardi. Non deve stupire se il discorso prende le forme dell’imprevisto, perché è quello il suo segreto, la sua forza. Il discorso non si fa solo attraverso le parole urlate del politico di turno abbonato alla poltrona degli studi televisivi. Il discorso si manifesta, e si rinnova continuamente, nell’espressione spontanea del cittadino in tutt’altro affaccendato, o dell’esperto che offre opinioni sui temi più diversi. Continua a leggere

Lucrative contraddizioni dello sport moderno

Max Mauro, Il Manifesto, 27 Settembre 2016

La partecipazione di una squadra di rifugiati alle Olimpiadi di Rio ha catturato l’attenzione dei mezzi di informazione di buona parte dell’Occidente. Più d’uno, senza troppa fantasia, l’ha definita «una grande storia Olimpica». Tutto ciò è comprensibile se si tiene a mente che tra principi del movimento olimpico vi è quello di «contribuire alla costruzione di un mondo migliore e più pacifico educando la gioventù per mezzo dello sport, praticato senza discriminazioni di alcun genere» (articolo 6 della Carta Olimpica). Nel sogno delle Olimpiadi, lo sport viene inteso come massima espressione degli ideali universali di uguaglianza e inclusione sociale. Nel presentare l’iniziativa, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, aveva sottolineato l’ambizione che il Team Rifugiati potesse rendere il mondo più consapevole della crisi dei rifugiati. Le poche voci critiche hanno puntato l’attenzione sulla visibile contraddizione di una comunità internazionale che, particolarmente in Europa, nega i diritti all’accoglienza dei rifugiati costruendo muri, attaccando navi disarmate cariche di disperati e organizzando rimpatri coattivi di minori non accompagnati, mentre invita alcuni “fortunati” a partecipare al più spettacolare festival dello sport. Continua a leggere

Dal catalogo delle edizioni AR di Franco Freda spunta una pediatra friulana

La casa editrice AR (“AR” inteso come la radice di “ariano”) non è una casa editrice come le altre. Nell’aprile del 2012, il sindaco di Roma Gianni Alemanno si trovò in grave imbarazzo quando si venne a sapere che i suoi uffici avevano autorizzato la presentazione di un libro edito dalle edizioni AR in una sala del municipio. Alcuni organi di informazione segnalarono la cosa ed Alemanno fu costretto a cancellare l’iniziativa, ammettendo in una nota che l’autorizzazione era stata concessa “ignorando la matrice ideologica di questa casa editrice, contraria ai principi sanciti dalla Costituzione”. Insomma, se un politico orgoglioso della sua formazione neofascista giunge a questo, c’è qualcosa di strano.

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