Un uomo speciale, Gino Donè

La notte del 21 marzo è morto Gino Donè, da tempo era malato e viveva ritirato. Fino alla fine ha cercato di proteggere i ricordi e la sua storia dalla spettacolarizzazione che i media ne avrebbero potuto fare. Era stato l’unico europeo a prendere parte allo sbarco del Granma, lo scafo con cui Fidel Castro e gli altri guerriglieri del movimento rivoluzionario avevano raggiunto Cuba per spodestare il dittatore Batista, nel 1956. Dopo quegli eventi Gino aveva avuto una vita intricata, aveva vissuto in vari paesi, si era infine stabilito negli Stati Uniti ed era rientrato in Italia solo pochi anni fa. Lo conobbi nel 2005 grazie ad alcuni amici friulani dell’Associazione Italia-Cuba. L’incontro non produsse un’intervista, Gino non la gradiva, ma un incontro umano molto speciale. Viveva di poco, presso la famiglia di una sorella, coi problemi di molti emigranti rientrati senza aver fatto fortuna. Se avesse voluto “sistemarsi”, avere una vecchiaia più comoda, avrebbe potuto offrire la sua storia a qualche editore importante o a una trasmissione televisiva. E’ quello che, ai nostri tempi, qualsiasi persona avrebbe probabilmente fatto al suo posto. Lui no. E’ un messaggio che fa riflettere, un gesto di resistenza sincera.

L’articolo su di lui che scrissi per Diario lo trovate nella sezione “Articoli”, basta scorrere verso il basso il cursore.

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Le molte (false) facce della democrazia

Circola su youtube il filmato di un incontro tenutosi in un’università cubana, con protagonisti alcuni studenti che pongono delle domande semplici e dirette a un ospite di un certo rilievo, il presidente del parlamento. Gli chiedono il perché dei limiti a viaggiare all’estero, le ragioni di un’industria turistica escludente, di prezzi e di problemi della vita di ogni giorno. L’ospite prende nota e risponde, senza tergiversare. Per molti mass media occidentali la notizia è duplice: primo, da Cuba esce un filmato dove si parla di politica non dal punto di vista del governo; secondo, a Cuba si dissente. Il filmato si presta però a letture divergenti. Il Corriere della sera, per esempio, evidenzia come le critiche degli studenti dimostrerebbero l’insoddisfazione della gente non tanto verso la situazione politica e sociale ma contro “il regime di Fidel Castro”.
Non sono mai stato a Cuba, come molti ho assorbito passivamente e attivamente molte informazioni che circolano su questa piccola isola, visto film, letto libri, ascoltato musica. Non ho un’idea precisa sulla realtà politica di Cuba e pur avendo partecipato ad alcune iniziative di Italia-Cuba mi esimo dal prendere posizioni nette sulle questioni generali che la riguardano. La lettura data dal Corriere della Sera mi ha tuttavia stimolato una riflessione irritata. Ve lo immaginate Veltroni (o Bertinotti o chiunque altro rappresentante istituzionale, a prescindere dagli schieramenti) che va in un’università e risponde alle domande degli studenti? Perché un posto letto a Roma costa 400 euro? Perché per avere un monolocale in affitto non a Roma o a Milano ma in una città di provincia si deve sborsare non meno di 600 euro?Perché non ponete un freno alla barbarie dei troppi tipi di contratti precari? No, non è possibile. Il politico nostrano preferisce lo schermo televisivo al confronto diretto. Al massimo si presta al “dialogo” in forma semiprivata, nelle “convention” di partito, ma anche lì di democratico non c’è molto. Insomma, una cosa come quella vista nel filmato cubano la democratica Italia se la sogna. Eppure per molti, come l’ex allievo di Renzo De Felice Paolo Mieli, direttore del Corriere, Cuba è un neo nel mondo democratico e va attaccata sistematicamente. Più dell’Arabia Saudita, della Libia, della Cina e di molti altri paesi apertamente autoritari e/o dittatoriali. Mah.