Ascolti (nord) irlandesi

Il miglior gruppo irlandese degli ultimi anni…viene dall’Irlanda del Nord. Come ha detto un amico dublinese, negli anni ottanta eravamo poveri ma avevamo la musica, dopo la Tigre celtica (e la successiva recessione) non abbiamo più nemmeno quella! Signore e signori, a voi Two Door Cinema Club.

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L’Irlanda e gli sport gaelici

Alcune sere fa sono incappato in torme di famiglie di celeste vestite, che percorrevano le vie di Dublino sul far della sera di un lunedì non festivo (niente bank holiday, per intenderci). C’era entusiasmo, palpabile eccitazione, nel loro procedere. I bambini portavano bandiere, anzi bandierine, come si confà alle loro esili corporeità, anch’esse colorate di celeste. Che succede?, mi son chiesto. Gli angeli del firmamento sono scesi in terra per un tour nostalgico, tipo la reunion dei Led Zeppelin? Coi tempi che corrono, di crisi e smarrimento globale, ci potrebbe anche stare. Nulla di tutto ciò, niente ascesi mistiche in massa, almeno per ora. Le magliette e le bandierine inneggiavano alla squadra di football gaelico di Dublino, fresca campione d’Irlanda (di tutta l’isola, perché i campionati di sport gaelici coinvolgono contee sia della Repubblica d’Irlanda che dell’Irlanda del nord). Ero tentato di accodarmi alla folla di tifosi di tutte le età, ma ho soprasseduto, da alcuni anni soffro particolarmente la massa. Il giorno successivo, gli organi di informazione mi hanno comunicato che circa 40mila persone si erano riunite in Merrion Square, forse la piazza più centrale e rappresentativa della città, per celebrare i campioni del Dublin GAA (l’associazione dei giochi gaelici).  Continua a leggere

Calciatori in viaggio

Dovrei parlare piu spesso di calcio. Le storie che si possono raccogliere negli sterminati meadri del fenomeno globale sono così curiose ed imprevedibili che uno può tranquillamente fare a meno delle imprese di Ronaldo, Messi etc per sfogare la sua passione per questo sport. Prendiamo per esempio la storia di un ragazzo dell’Irlanda del Nord che potrebbe presto sottoscrivere un contratto con una squadra brasiliana, il Porto Alegre FC, nota soprattutto per avere come proprietario il fratello di Ronaldinho. Ciaran Ryan ha 18 anni e fino ad oggi ha giocato con una squadra della serie B dell’Irlanda del Nord (diversamente dal rugby e altri sport, il calcio é tuttora organizzato su basi distinte: c’e una federazione gioco calcio con sede a Belfast e una con sede a Dublino). Grazie alll’interessamento di un allenatore brasiliano giunto in Nord Irlanda per conto della Fondazione Marcet il ragazzo è stato segnalato ai responsabili del club brasiliano, che si sono detti interessati ad ingaggiarlo. Se la cosa andasse in porto sarebbe il primo irlandese a giocare in Brasile. Tuttavia, l’aspetto interessante della storia è un altro. Brasile e Argentina sono i primi esportatori mondiali di calciatori. Ogni anno da questi due paesi escono alcune centinaia di ragazzi e giovani uomini che finiscono a giocare, con alterne e spesso improbabili fortune, in ogni parte del mondo, non solo nei più celebrati campionati europei, ma anche nei meno noti campionati professionistici dell’India, della Moldavia, in Iran, in Israele. Il percorso inverso compiuto dal ragazzo irlandese soprende e incoraggia a sperare che ci sia una corrente alternativa al “normale” corso delle cose. Chissà che il giovane irlandese non abbia successo. Intanto, a quanto riferito dalla BBC, il suo possible ingaggio sta suscitando scalpore nel paese che ha dato i natali a Zico ed Edinho (senza dimenticare Orlando Pereira, ovviamente!).

Il laccio

Alcuni giorni fa io e K., una buon informatore per la mia ricerca, eravamo seduti nel bar dove è solito darmi appuntamento. Questa volta avevo con me il registratore perché volevo raccogliere alcune cose di cui mi aveva fatto cenno al telefono. A un certo punto, verso  la fine della conversazione, K. butta l’occhio sul laccio che portavo al collo con appesa la chiave del lucchetto della bici. E’ uno di quei lacci che ti danno ai convegni o ai festival assieme al pass. Ne ho diversi, ma questo mi è particolarmente comodo. “Alcuni anni fa quel laccio lo avrebbero usato per farti la festa”, mi dice sorridendo e mimando con la mano il gesto del cappio . Rimango basito, guardo il laccio e leggo stampata sopra la scritta “British Council”. Ah. “Ma oggi non c’è problema, sono passati quei tempi”, mi rassicura K. , sempre sorridendo. Prendo la cosa anche io con filosofia, l’umorismo è uno dei terreni di manutenzione delle ‘culture nazionali’ (ogni paese ha le sue cose su cui scherzare) ed è importante intenderlo. K. non è una nazionalista, dice di  venire dal marxismo, è sposato con una donna africana. Ci raggiunge al tavolo un ragazzo, un produttore televisivo che sta realizzando un  documentario sullo sport in Irlanda. K. prende spunto dalla battuta appena espressa e gli chiede: “Non sei originario della contea (dice un nome che mi sfugge), al confine con il Nord?”. “Sì”, risponde il giovane. K. gli indica il mio laccio portachiavi e entrambi sorridono come se gli avessi raccontato una barzelletta. Il nuovo arrivato, sui trent’anni, racconta che il posto in cui è cresciuto si trova alla frontiera con l’Irlanda del Nord. “Se  qualche anno fa  certa gente ti vedeva con un simbolo così  in giro non te la passavi bene.  Ma oggi è tutto cambiato, per fortuna. Non c’è  più alcun problema”. Ho sorriso anche io, questa volta sonoramente, e abbiamo cambiato discorso.

L’episodio mi sarebbe passato di mente, non avessi letto le notizie di oggi provenienti dal Nord Irlanda.