Metti David Bowie allo zoo di Berlino (con gli ACDC)

In questi giorni David Bowie ha compiuto 65 anni. Pochi personaggi hanno influenzato il corso della musica rock-pop come lui negli ultimi quarant’anni, quindi è opportuno ricordarlo. Una delle intuizioni di Bowie che, ai miei occhi, lo hanno reso un fuoriclasse è l’aver puntato lo sguardo su Berlino e averla trasformata per alcuni anni nel centro della sua attività creativa, in un periodo in cui di Berlino si parlava solo nei libri di spionaggio.  L’apice della sua liason berlinese è condensato nella partecipazione al film ‘I ragazzi dello zoo di Berlino’. Rivedere questo film è sempre un’occasione per ricadere nella nuvola magica creata dalla musica di Bowie. Però, col senno dato dall’età, uno si chiede: che razza di gente c’era al suo concerto? Per chi non ricorda la scena o non ha visto il film, a un certo punto la protagonista va ad un concerto del suo idolo David Bowie. Ok, eravamo nel 1979 o 1980, ma il pubblico mi è apparso improbabile a dir poco. Cosa ci facevano quei motociclisti in giacca di pelle e barbe lunghe tracimate dalle bobine di Easy Rider ad un concerto dell’emaciato inglese? Le immagini erano vere, non c’era nulla di finto. Che pensare? Ho fatto una piccola ricerca e scoperto che il pubblico che appare nel film non è quello di un concerto di Bowie ma…degli ACDC! C’è una spiegazione a tutto, ma di certo questa è una delle più buffe (e inutili) finzioni cinematografiche della storia. Ah, quel mattacchione di David…

Kracauerplatz

Cose che non ti aspetti. Nel corso del mio ciclo-viaggio letterario per le strade di Berlino in compagnia del prof K (alias Siegfried Kracauer), mi ero permesso di segnalare l’inspiegabile dimenticanza della città nei confronti di un intellettuale che molto di significativo aveva scritto su di essa. A distanza di qualche tempo dall’uscita del libro (settembre 2009), è stata finalmente colmata questa lacuna. Non solo a Segfried Kracauer (e a sua moglie Lili) è stata dedicata una tabella commemorativa, ma si è andati oltre con la titolazione di una piazza. Ne sono ovviamente felice, e credo anche il prof K, che simpaticamente aveva accettato la mia proposta di accompagnarmi con l’Atala del nonno Olvino in alcune esplorazioni urbane. La nuova piazza Kracauer si trova a Charlottenburg, nei pressi dell’ultima casa abitata da Kracauer a Berlino prima dell’esilio. Una curiosità: la tabella è stata apposta al numero 35 di Sybelstrasse, mentre le fonti fino ad oggi disponibili indicavano che Kracauer avesse probabilmente vissuto più a lungo in altre due case nello stesso quartiere (un vero nomade urbano!). I promotori dell’iniziativa in ricordo di Kracauer assicurano di aver fatto delle ricerche specifiche e di essere certi che questa è l’ultima casa berlinese del nostro prof K. Sia quel che sia, l’edificio di Sybelstrasse ha maggiore pregio storico e architettonico e la tabella sta meglio qui.

Ritorni inattesi

Il declinare del ciclo vitale porta un rincorrersi di ritorni. Capitano cose che sembrano già accadute o semplicemente sembrano troppo simili ad altra già accadute, magari più di una volta, e uno si chiede: ma questo cosa vuol dire? (beh, invecchi, bestia, ecco cosa vuol dire) . Si accumula vita e per quanto uno si sforzi di cercare nelle cose lo stupore della prima scoperta non si possono evitare le ripetizioni. Che poi, diciamocelo, possono essere anche piacevoli, con quel lieve sapore di nostalgia soddisfatta. Per esempio, nelle ultime settimane la Windbeutel è tornata a farsi presente in due contesti disparati. Di passaggio a Berlino per una full immersion nel tema calcistico e per salutare l’amico J, che lascia la città per destinazione Oxford (se ne pentirà?), io e Bibi siamo saliti fino a Pankow per rivedere la Windbeutel. Arrivati alla pasticceria “tipica dell’est” in cui l’avevamo lasciata in buon isolamento rispetto al brulicare metropolitano, la signora dietro alla vetrina, ignara del nostro motivato perigrinare, ci ha gelato con un marmoreo “Montag nie” (di lunedì mai). Chi lo sapeva che il lunedì la Windbeutel non è ammessa? Mesto il rientro in metropolitana, ma spiazzante la scoperta della Windbeutel nel bar della metro, sì proprio lì!  E non solo lì, l’abbiamo vista in bella mostra anche nella stazione di Alexanderplatz dove sette anni fa avevamo fatto la sua conoscenza. Ora, i lettori del libello “La bici sopra Berlino” potranno sentirsi ingannati. In quelle pagine si denunciava la scomparsa della Windbeutel dalle zone centrali di Berlino. E invece. La città cambia continuamente d’abito, ecco la verità, e magari rimette ineffabile gli abiti di un tempo.

Due. In bicicletta lungo Capel street, zona nord di Dublino, sono incappato in una “Polska bakery”, un forno-pasticceria polacco. Bene, sono entrato a vedere cosa offriva. I prezzi sono tendenzialmente più bassi degli esosi pasticceri irlandesi e questo è già un segno positivo. Ma ecco, lì, in vetrina, la Windbeutel! Oh Gosh! La sorpresa è stata tuttavia resa amara dal vedere un’ombra scura sul fondo del pasticcino: marmellata. Perché questo? Perché? Il fondale di marmellata di lamponi o mirtilli (non distinguo la differenza, credo sia una forma di daltonismo culinario) ha svilito l’evento. Ma almeno è qualcosa.